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In memoria di: Raffaele Bendandi (Faenza, 17 ottobre 1893 – Faenza, 3 novembre1979), ricercatore nel campo dei fenomeni sismici; eletto membro della Società Sismologica Italiana, dell'Accademia Torricelliana di Scienze e Lettere e della Artis Templum. Nominato da Giovanni Gronchi Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.
Un italiano che ebbe il coraggio di infrangere le regole imposte dalla scienza. |
Da alcuni studi condotti dalla NASA, la magnetosfera terrestre sarebbe deteriorata ed in maniera piuttosto grave. Non si sa quale sia la causa di tale depauperamento magnetico, (se artificiale o naturale).
La scoperta è avvenuta alcuni mesi fa, grazie ai satelliti THEMIS della NASA (il 3 Giugno del 2007), i quali hanno scoperto un buco nel campo magnetico dieci volte più grande di qualsiasi cosa in precedenza si pensava esistesse. Il vento solare, stando agli studi dell'agenzia statunitense, potrebbe fluire attraverso questa apertura per caricare la magnetosfera e causare potenti tempeste geomagnetiche. I ricercatori sono molto sorpresi da questo fatto, tanto che David Sibeck, del Gobbard Space Flight Center, ha recentemente rilasciato una sconvolgende dichiarazione, nella quale egli ha affermato di non riuscire a credere a quanto stia avvenendo. Il buco sarebbe 4 volte più grande della Terra. I recenti aumenti del campo magnetico naturale e le recentissime e frequenti tempeste ELF, sono proprio l'effetto di tale varco magnetico.
"Il buco è enorme — quattro volte più grande della Terra stessa," spiega Wenhui Li, un fisico spaziale presso l'Università del New Hampshire che ha analizzato i dati. Il collega di Li Jimmy Raeder, anch'egli del New Hampshire, afferma "1027 particelle al secondo sono fluite nella magnetosfera: ciò corrisponde ad un 1 seguito da 27 zeri. Questo tipo di afflusso è di un ordine di grandezza superiore a quello che pensavamo fosse possibile."
"Ad un profano questo fatto può sembrare un cavillo, ma per un fisico spaziale è quasi un evento sismico," spiega Sibeck. "Quando lo dico ai miei colleghi, la maggior parte reagisce con scetticismo, come se stessi cercando di convincerli che il sole sorge ad ovest."
Ecco il motivo per cui non possono credere alle loro orecchie. Il vento solare preme contro la magnetosfera terrestre all'altezza dell'equatore dove il campo magnetico del nostro pianeta punta a nord. Supponiamo che un fascio di magnetismo solare arrivi e che punti anch'esso a nord. I due campi dovrebbero rinforzarsi a vicenda, corroborando le difese magnetiche della Terra e chiudendo la porta al vento solare. Nel linguaggio della fisica spaziale, un campo magnetico solare che punta a nord è chiamato un "IMF settentrionale" ed è sinonimo di protezione!
"Così si può immaginare la nostra sorpresa quando un IMF settentrionale arriva ed invece entra," afferma Sibeck. "Questo capovolge completamente la nostra comprensione delle cose."
Gli I.M.F. settentrionali non innescano in realtà tempeste geomagnetiche, nota Raeder, ma preparano il terreno per le tempeste, caricando la magnetosfera con il plasma. Una magnetosfera carica è pronta per le aurore, per le interruzioni di energia ed altri disturbi che possono aver luogo quando una C.M.E. (espulsione di massa coronale) la colpisce.
Gli anni a venire potrebbero essere particolarmente vivaci. Raeder spiega: "Stiamo entrando nel ciclo solare 24. Per ragioni non del tutto comprese, le C.M.E. nei cicli solari a numeri pari (come 24) tendono a colpire la Terra con un bordo d'entrata magnetizzato a nord. Tale C.M.E. dovrebbe aprire un varco e caricare la magnetosfera con il plasma poco prima che la tempesta abbia inizio. E' la sequenza perfetta per un evento davvero grande."
Sibeck concorda. "Questo fatto potrebbe portare alle più forti tempeste geomagnetiche che abbiamo mai visto in molti anni."
Autore: Dr. Tony Phillips - Credit: Science@ N.A.S.A.
http://www.giornalettismo.com/archives/66420/tempesta-solare-attesa-2013-dice/
La scoperta è avvenuta alcuni mesi fa, grazie ai satelliti THEMIS della NASA (il 3 Giugno del 2007), i quali hanno scoperto un buco nel campo magnetico dieci volte più grande di qualsiasi cosa in precedenza si pensava esistesse. Il vento solare, stando agli studi dell'agenzia statunitense, potrebbe fluire attraverso questa apertura per caricare la magnetosfera e causare potenti tempeste geomagnetiche. I ricercatori sono molto sorpresi da questo fatto, tanto che David Sibeck, del Gobbard Space Flight Center, ha recentemente rilasciato una sconvolgende dichiarazione, nella quale egli ha affermato di non riuscire a credere a quanto stia avvenendo. Il buco sarebbe 4 volte più grande della Terra. I recenti aumenti del campo magnetico naturale e le recentissime e frequenti tempeste ELF, sono proprio l'effetto di tale varco magnetico.
"Il buco è enorme — quattro volte più grande della Terra stessa," spiega Wenhui Li, un fisico spaziale presso l'Università del New Hampshire che ha analizzato i dati. Il collega di Li Jimmy Raeder, anch'egli del New Hampshire, afferma "1027 particelle al secondo sono fluite nella magnetosfera: ciò corrisponde ad un 1 seguito da 27 zeri. Questo tipo di afflusso è di un ordine di grandezza superiore a quello che pensavamo fosse possibile."
"Ad un profano questo fatto può sembrare un cavillo, ma per un fisico spaziale è quasi un evento sismico," spiega Sibeck. "Quando lo dico ai miei colleghi, la maggior parte reagisce con scetticismo, come se stessi cercando di convincerli che il sole sorge ad ovest."
Ecco il motivo per cui non possono credere alle loro orecchie. Il vento solare preme contro la magnetosfera terrestre all'altezza dell'equatore dove il campo magnetico del nostro pianeta punta a nord. Supponiamo che un fascio di magnetismo solare arrivi e che punti anch'esso a nord. I due campi dovrebbero rinforzarsi a vicenda, corroborando le difese magnetiche della Terra e chiudendo la porta al vento solare. Nel linguaggio della fisica spaziale, un campo magnetico solare che punta a nord è chiamato un "IMF settentrionale" ed è sinonimo di protezione!
"Così si può immaginare la nostra sorpresa quando un IMF settentrionale arriva ed invece entra," afferma Sibeck. "Questo capovolge completamente la nostra comprensione delle cose."
Gli I.M.F. settentrionali non innescano in realtà tempeste geomagnetiche, nota Raeder, ma preparano il terreno per le tempeste, caricando la magnetosfera con il plasma. Una magnetosfera carica è pronta per le aurore, per le interruzioni di energia ed altri disturbi che possono aver luogo quando una C.M.E. (espulsione di massa coronale) la colpisce.
Gli anni a venire potrebbero essere particolarmente vivaci. Raeder spiega: "Stiamo entrando nel ciclo solare 24. Per ragioni non del tutto comprese, le C.M.E. nei cicli solari a numeri pari (come 24) tendono a colpire la Terra con un bordo d'entrata magnetizzato a nord. Tale C.M.E. dovrebbe aprire un varco e caricare la magnetosfera con il plasma poco prima che la tempesta abbia inizio. E' la sequenza perfetta per un evento davvero grande."
Sibeck concorda. "Questo fatto potrebbe portare alle più forti tempeste geomagnetiche che abbiamo mai visto in molti anni."
Autore: Dr. Tony Phillips - Credit: Science@ N.A.S.A.
http://www.giornalettismo.com/archives/66420/tempesta-solare-attesa-2013-dice/
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Radio Emissions Project
Il Radio Emissions Project è un progetto (indipendente) di ricerca scientifica fondato nel Febbraio 2009 da Gabriele Cataldi e Daniele Cataldi che ha lo scopo di studiare le emissioni radio pre e peri-sismiche. Il cuore del progetto è rappresentato da un ricevitore radio computerizzato, attivo 24 ore su 24, che ha lo scopo di monitorare il fondo geomagnetico terrestre ad una frequenza compresa tra 1 e 0,002 Hz (banda ELF) e con una risoluzione di 2 mHz (milliHz). Tale stazione è in grado di fornire delle misure spettrometriche e spettrografiche delle emissioni radio captate attraverso una speciale antenna a bobina (autocostruita) appositamente concepita per questo tipo di applicazioni. Il Radio Emissions Project è il primo progetto di ricerca scientifico indipendente al mondo impegnato nella ricerca sulla previsione dei terremoti fornendo i dati della propria attività di ricerca al Prof. Dott. Valentino Straser, Geologo di fama internazionale e Scienziato Associato dell'"International Earthquake and Volcano Prediction Center" (Orlando, Florida, USA), esperto di radio-emissioni sismiche e specializzato nell'utilizzo del monitoraggio geomagnetico e dello studio delle variazioni del campo magnetico interplanetario (IMF) che gli hanno permesso di prevedere con precisione alcuni terremoti M6+.
Il Radio Emissions Project adotta una metodologia di ricerca scientifica che si basa sul metodo induttivo[1], deduttivo[2] ed ipotetico-deduttivo o di verifica d’ipotesi[3].
[1] Permette di creare leggi a partire dall’osservazione dei fatti, mediante generalizzazione del comportamento osservato. http://www.mo-lwick.com.
[2] Aspira a dimostrare, mediante la logica pura, la conclusione nella sua totalità partendo da premesse, in modo da garantire la veracità delle conclusioni, se non si invalida la logica applicata. Si tratta del modello assiomatico proposto da Aristotele come il metodo scientifico ideale. http://www.molwick.com.
[3] Non implica, in principio, nessun problema, giacché la sua validità dipende dai risultati della stessa verifica. http://www.molwick.com.
[1] Permette di creare leggi a partire dall’osservazione dei fatti, mediante generalizzazione del comportamento osservato. http://www.mo-lwick.com.
[2] Aspira a dimostrare, mediante la logica pura, la conclusione nella sua totalità partendo da premesse, in modo da garantire la veracità delle conclusioni, se non si invalida la logica applicata. Si tratta del modello assiomatico proposto da Aristotele come il metodo scientifico ideale. http://www.molwick.com.
[3] Non implica, in principio, nessun problema, giacché la sua validità dipende dai risultati della stessa verifica. http://www.molwick.com.
Il seguente file contiene lo schema di classificazione delle onde elettromagnetiche, ivi comprese le bande che sono di pertinenza del nostro gruppo di studio (ELF, SLF, ULF, VLF).
| elf.jpg | |
| File Size: | 298 kb |
| File Type: | jpg |
Il fondo elettromagnetico naturale del nostro pianeta è influenzato dall'attività solare. Di seguito sono elencati alcuni dati sull'attività del Sole. Se disponete di un rilevatore di C.E.M. (campi elettromagnetici) questi dati possono essere confrontati con l'attività magnetica terrestre. Per maggiori informazioni di questo tipo vai alla pagina "Solar-Terrestrial data...".
Solar Data in real-time
Solar wind at the moment (NOAA)
Ascolto delle Onde Radio a Bassa Frequenza
Dalle ELF (Extreme Low Frequency) alle VLF (Very Low Frequency)
In questo capitolo tratteremo un argomento di ricerca molto vasto ed interessante, che tocca varie tipologie di fenomeni atmosferici, astronomici ed artificiali che pur avendo un’origine diversa tra di loro hanno in comune l’emissione di onde radio a bassa frequenza. Onde elettromagnetiche che vanno da 0 Hz a 300 kHz. Durante lo sviluppo dell’industria delle telecomunicazioni, avvenuta durante gli anni, in maniera sempre progressiva, ci si è resi conto, durante l’ascolto delle radiofrequenze di bassa lunghezza d’onda, che esistevano dei fenomeni naturali od atmosferici che erano in grado di generare sorgenti di onde elettromagnetiche tali da essere ricevuto con specifiche apparecchiature e registrate su formato magnetico.
Lo studio dei fenomeni luminosi osservati in atmosfera prevede, oltre che l’osservazione visuale di tali manifestazioni, anche l’ascolto delle onde elettromagnetiche a bassa frequenza (VLF) in concomitanza con l’apparizione di fenomeni luminosi.
Tale studio venne per la prima volta affrontato proprio nell’Agosto del 2000, durante il famoso progetto Hessdalen con il quale si cercava e si cerca ancora di spiegare tali manifestazioni luminose, osservate per la prima volta da un punto di vista scientifico proprio nella famosa valle norvegese di Hessdalen già negli anni ‘80. Dagli studi condotti nell’Agosto del 2000 emerse, comunque, che non vi era nessuna correlazione tra questo tipo di manifestazioni (luminose) e l’emissione di onde elettromagnetiche a bassa frequenza, anche se gli studi e le osservazioni scientifiche eseguite hanno raccolto pochissimi dati, e quindi on è possibile ancora trarre nessuna conclusione. Al contrario sono molte le informazioni raccolte in merito ai fenomeni naturali, un fenomeno molto comune, è l’emissione di onde elettromagnetiche da parte delle meteoriti che entrano nell’atmosfera terrestre. Tali emissioni sono dovuto alle reazioni chimiche e fisiche che avvengono durante l’impatto tra la superficie del meteorite in movimento a decine di chilometri al secondo e la densa atmosfera terrestre ad una quota di circa 80-90 km. Il fenomeno è conosciuto come “elettrofonia”. Mentre per i meteoriti più densi o grandi viene addirittura percepito (come si sa) anche il suono dell’impatto per mezzo delle onde sonore che riescono a giungere sino al suolo. Ad esempio se il suono venisse emesso a 50 km di altitudine, esso raggiungerebbe il suolo dopo circa 3 minuti. Le meteore visibili sono dunque tutte in grado di propagare nell’atmosfera delle onde elettromagnetiche che possono essere a loro volta captate con appositi strumenti e registrate. Si parla normalmente di crepitii e sibili di breve durata, mentre molto più raramente di suoni ad impulso regolare ascoltati durante l’osservazione di bolidi assai luminosi.
I fenomeni luminosi in grado di produrre radiofrequenza non sono solo di origine meteorica ci sono anche quelli di natura atmosferica. Tra questi le aurore boreali, che generano emissioni ben precise. Ci sono poi i fenomeni di tipo geologico. Fenomeni geologici; In concomitanza con le scosse telluriche (terremoti) o con movimenti delle falde continentali si sprigionano onde elettromagnetiche a bassa frequenza non percepibili con normali apparecchiature Radio; ed ancora I temporali, e il vento solare. Le prime registrazioni elettroniche vennero eseguite già nel 1937 ad opera di S.S. Stevens che coniò il termine ed in seguito da P. Dravert che introdusse il “bolide elettrofonico”. Quindi parliamo di una scienza di origine recente. Di fronte ai pochi dati raccolti ad Hessdalen ed in Italia nasce la necessità di approntare uno studio scientifico più serio per raccogliere più dati del fenomeno e cercare così di comprendere meglio i meccanismi che generano tali manifestazioni [1]
Per quanto riguarda le emissioni di tipo artificiale pochi sapranno, ad esempio, che le frequenze VLF sono utilizzate dai sommergibili per comunicare con le basi militari. Le onde a bassa frequenza, hanno un alto potere penetrante, sull’acqua e possono raggiungere i sottomarini anche a medie profondità (10-40 metri). Al di sotto delle VLF troviamo le ULF, frequenze elettromagnetiche che riescono a superare anche spessi strati di roccia, normalmente utilizzate per le telecomunicazioni nelle miniere, esse sono comprese tra i 300 e i 3000 Hz. Alcuni studi hanno dimostrato che le ULF sono riferibili anche a manifestazioni telluriche di intensità media, come descritto in letteratura. Comunicazioni ULF sono state spesso utilizzate per trasmissioni militari segrete. Pubblicazioni NATO AGARD degli anni '60 descrivono questi metodi nei particolari; denominate "Earth Mode", tali telecomunicazioni utilizzano elettrodi piantati a terra e sono in grado di percorre alcuni chilometri (metodo è stato ipotizzato da Nikola Tesla già nel 1899). Ci sono poi, scendendo ancora più in basso le onde comprese tra i 30 e i 300 Hz, utilizzate nell’ingegneria elettrica, come le emissioni emanate da alcuni elettrodomestici e dalla corrente alternata. Finendo poi con le ELF con frequenza compresa tra i 3 e i 30 Hz. Anche queste frequenze sono utilizzate per collegamenti radio con i sottomarini a profondità ancora maggiori. Queste frequenze riguardano anche il verificarsi di fenomeni naturali strettamente collegati con il magnetismo terrestre. Ecco un elenco delle frequenze ELF-VLF più comuni:
· 0÷1 kHz – Emissioni associate a fenomeni tettonici e vulcanici
· 0.1÷10 Hz – Modi di risonanza della cavità alfvenica.
· 0÷100 kHz – Emissioni legate a processi vari di instabilità nel plasma magnetosferico e ionosferico.
· 1 Hz – Vento Solare.
· 3 Hz – Elettrodotti Ferrovia.
· 6÷50 Hz – Modi di risonanza longitudinale della cavità Terra-ionosfera.
· 10 Hz ÷ 20 kHz – Emissioni secondarie generate da onde magnetoidrodinamiche prodotte all'interno della magnetosfera, eccitate da transienti EM artificiali e naturali.
· 50 Hz – Elettrodotti per uso civile.
· 80 Hz ÷ 3 kHz – Stazioni Radio Militari.
· 200 Hz ÷ 1 kHz – Emissioni prodotte dalle esplosioni nucleari.
· 300 Hz ÷ 30 kHz – Meteoriti in atmosfera.
· 800 Hz ÷ 5 kHz – Segnali di risonanza trasversale della cavità Terra e ionosfera
· 1÷4 kHz – Quando il tempo é brutto, poco prima del sorgere del sole, si possono ascoltare gruppi casuali di suoni "cinguettanti" a frequenza crescente (nella banda 1÷4 kHz). Tale fenomeno, causato dalle aurore boreali, é particolarmente intenso nelle zone costiere ed in alta montagna.
· 1÷100 kHz – Emissioni associate a impulsi radio di origine atmosferica.
· 2-60 kHz – Emissioni dovute a “Sprite”, “Blue Jet”, “Red Flash” ecc. nell'alta atmosfera.
· 6-50 kHz – Emissioni che accompagnano gli impulsi gamma atmosferici.
· 10.30÷13.60 kHz – Stazioni OMEGA, sistema per il rilevamento dei sottomarini.
· 60÷80 kHz – Segnali Orari.
[1] Fonte Bibliografica: Teodorani, Massimo, Montebugnoli, Stelio e Monari, Jader. Primi Passi Del Progetto Embla A Hessdalen: Rapporto Preliminare. http://www.itacomm.net/PH/em-bla2000/embla2000_i.htm Cremonini, Andrea. Ricevitore VLF a correlazione per Il monitoraggio dei fenomeni elettromagnetici In atmosfera. http://www.itacomm.net/PH-/crem.pdf http://www.vlf.it/easyloop/_easyloop.htm
Lo studio dei fenomeni luminosi osservati in atmosfera prevede, oltre che l’osservazione visuale di tali manifestazioni, anche l’ascolto delle onde elettromagnetiche a bassa frequenza (VLF) in concomitanza con l’apparizione di fenomeni luminosi.
Tale studio venne per la prima volta affrontato proprio nell’Agosto del 2000, durante il famoso progetto Hessdalen con il quale si cercava e si cerca ancora di spiegare tali manifestazioni luminose, osservate per la prima volta da un punto di vista scientifico proprio nella famosa valle norvegese di Hessdalen già negli anni ‘80. Dagli studi condotti nell’Agosto del 2000 emerse, comunque, che non vi era nessuna correlazione tra questo tipo di manifestazioni (luminose) e l’emissione di onde elettromagnetiche a bassa frequenza, anche se gli studi e le osservazioni scientifiche eseguite hanno raccolto pochissimi dati, e quindi on è possibile ancora trarre nessuna conclusione. Al contrario sono molte le informazioni raccolte in merito ai fenomeni naturali, un fenomeno molto comune, è l’emissione di onde elettromagnetiche da parte delle meteoriti che entrano nell’atmosfera terrestre. Tali emissioni sono dovuto alle reazioni chimiche e fisiche che avvengono durante l’impatto tra la superficie del meteorite in movimento a decine di chilometri al secondo e la densa atmosfera terrestre ad una quota di circa 80-90 km. Il fenomeno è conosciuto come “elettrofonia”. Mentre per i meteoriti più densi o grandi viene addirittura percepito (come si sa) anche il suono dell’impatto per mezzo delle onde sonore che riescono a giungere sino al suolo. Ad esempio se il suono venisse emesso a 50 km di altitudine, esso raggiungerebbe il suolo dopo circa 3 minuti. Le meteore visibili sono dunque tutte in grado di propagare nell’atmosfera delle onde elettromagnetiche che possono essere a loro volta captate con appositi strumenti e registrate. Si parla normalmente di crepitii e sibili di breve durata, mentre molto più raramente di suoni ad impulso regolare ascoltati durante l’osservazione di bolidi assai luminosi.
I fenomeni luminosi in grado di produrre radiofrequenza non sono solo di origine meteorica ci sono anche quelli di natura atmosferica. Tra questi le aurore boreali, che generano emissioni ben precise. Ci sono poi i fenomeni di tipo geologico. Fenomeni geologici; In concomitanza con le scosse telluriche (terremoti) o con movimenti delle falde continentali si sprigionano onde elettromagnetiche a bassa frequenza non percepibili con normali apparecchiature Radio; ed ancora I temporali, e il vento solare. Le prime registrazioni elettroniche vennero eseguite già nel 1937 ad opera di S.S. Stevens che coniò il termine ed in seguito da P. Dravert che introdusse il “bolide elettrofonico”. Quindi parliamo di una scienza di origine recente. Di fronte ai pochi dati raccolti ad Hessdalen ed in Italia nasce la necessità di approntare uno studio scientifico più serio per raccogliere più dati del fenomeno e cercare così di comprendere meglio i meccanismi che generano tali manifestazioni [1]
Per quanto riguarda le emissioni di tipo artificiale pochi sapranno, ad esempio, che le frequenze VLF sono utilizzate dai sommergibili per comunicare con le basi militari. Le onde a bassa frequenza, hanno un alto potere penetrante, sull’acqua e possono raggiungere i sottomarini anche a medie profondità (10-40 metri). Al di sotto delle VLF troviamo le ULF, frequenze elettromagnetiche che riescono a superare anche spessi strati di roccia, normalmente utilizzate per le telecomunicazioni nelle miniere, esse sono comprese tra i 300 e i 3000 Hz. Alcuni studi hanno dimostrato che le ULF sono riferibili anche a manifestazioni telluriche di intensità media, come descritto in letteratura. Comunicazioni ULF sono state spesso utilizzate per trasmissioni militari segrete. Pubblicazioni NATO AGARD degli anni '60 descrivono questi metodi nei particolari; denominate "Earth Mode", tali telecomunicazioni utilizzano elettrodi piantati a terra e sono in grado di percorre alcuni chilometri (metodo è stato ipotizzato da Nikola Tesla già nel 1899). Ci sono poi, scendendo ancora più in basso le onde comprese tra i 30 e i 300 Hz, utilizzate nell’ingegneria elettrica, come le emissioni emanate da alcuni elettrodomestici e dalla corrente alternata. Finendo poi con le ELF con frequenza compresa tra i 3 e i 30 Hz. Anche queste frequenze sono utilizzate per collegamenti radio con i sottomarini a profondità ancora maggiori. Queste frequenze riguardano anche il verificarsi di fenomeni naturali strettamente collegati con il magnetismo terrestre. Ecco un elenco delle frequenze ELF-VLF più comuni:
· 0÷1 kHz – Emissioni associate a fenomeni tettonici e vulcanici
· 0.1÷10 Hz – Modi di risonanza della cavità alfvenica.
· 0÷100 kHz – Emissioni legate a processi vari di instabilità nel plasma magnetosferico e ionosferico.
· 1 Hz – Vento Solare.
· 3 Hz – Elettrodotti Ferrovia.
· 6÷50 Hz – Modi di risonanza longitudinale della cavità Terra-ionosfera.
· 10 Hz ÷ 20 kHz – Emissioni secondarie generate da onde magnetoidrodinamiche prodotte all'interno della magnetosfera, eccitate da transienti EM artificiali e naturali.
· 50 Hz – Elettrodotti per uso civile.
· 80 Hz ÷ 3 kHz – Stazioni Radio Militari.
· 200 Hz ÷ 1 kHz – Emissioni prodotte dalle esplosioni nucleari.
· 300 Hz ÷ 30 kHz – Meteoriti in atmosfera.
· 800 Hz ÷ 5 kHz – Segnali di risonanza trasversale della cavità Terra e ionosfera
· 1÷4 kHz – Quando il tempo é brutto, poco prima del sorgere del sole, si possono ascoltare gruppi casuali di suoni "cinguettanti" a frequenza crescente (nella banda 1÷4 kHz). Tale fenomeno, causato dalle aurore boreali, é particolarmente intenso nelle zone costiere ed in alta montagna.
· 1÷100 kHz – Emissioni associate a impulsi radio di origine atmosferica.
· 2-60 kHz – Emissioni dovute a “Sprite”, “Blue Jet”, “Red Flash” ecc. nell'alta atmosfera.
· 6-50 kHz – Emissioni che accompagnano gli impulsi gamma atmosferici.
· 10.30÷13.60 kHz – Stazioni OMEGA, sistema per il rilevamento dei sottomarini.
· 60÷80 kHz – Segnali Orari.
[1] Fonte Bibliografica: Teodorani, Massimo, Montebugnoli, Stelio e Monari, Jader. Primi Passi Del Progetto Embla A Hessdalen: Rapporto Preliminare. http://www.itacomm.net/PH/em-bla2000/embla2000_i.htm Cremonini, Andrea. Ricevitore VLF a correlazione per Il monitoraggio dei fenomeni elettromagnetici In atmosfera. http://www.itacomm.net/PH-/crem.pdf http://www.vlf.it/easyloop/_easyloop.htm
La propagazione elettromagnetica
Fondo elettromagnetico (E.M.) naturale
Di seguito, riportiamo il testo molto esplicativo sul “rumore elettronico di fondo”, pubblicato sul sito web del “Progetto MEM” (Monitoraggio Elettromagnetico Ambientale nelle bande ULF-ELF-VLF 0,001 Hz – 100 Khz), nato su iniziativa della Regione Abruzzo e dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV):
Il fondo elettromagnetico naturale, osservabile in qualunque punto della superficie terrestre, è dato dalla sovrapposizione di una quantità di segnali prodotti da un numero enorme di sorgenti distribuite nella cavità Terra-ionosfera, nella magnetosfera, nella ionosfera e all'interno della Terra. Questo fondo permea lo spazio compreso tra la superficie terrestre e la ionosfera interagendo in maniera complessa con le due superfici che limitano la cavità. Alcuni di questi segnali sono[1]:
Il rumore di fondo naturale misurato sulla superficie terrestre è dominato dal fondo atmosferico prodotto dall'insieme delle scariche elettriche che hanno luogo sull'intera superficie terrestre al ritmo di circa 60-100 al secondo con una estensione spettrale vastissima, da qualche Hz fino a diversi MHz con un massimo intorno a 300 kHz. Lo spettro intrinseco di ciascun evento viene deformato dalla presenza della cavità Terra-ionosfera, in pratica si osservano diverse finestre spettrali, la prima con un massimo intorno a 8 Hz con le relative armoniche che giungono fino a 45 Hz (risonanza Schumann), la seconda nella banda 900 Hz 5000 Hz (risonanza trasversale), la terza nella banda centrata tra 5 kHz e 12 kHz
Le sorgenti elettromagnetiche, dal punto di vista dell'estensione spaziale possono essere classificate in:
Queste sorgenti, dal punto di vista della natura intrinseca possono essere:
Dal punto di vista spettrale:
Dal punto di vista statistico:
In natura possono presentarsi combinazioni varie di tutte queste schematizzazioni. Inoltre una data sorgente osservata in punti diversi può manifestare proprietà completamente differenti. Vi sono anche sorgenti magnetiche non irradianti o quasi (QNR), molto diffuse in natura, in cui il campo magnetico rimane confinato nel volume della sorgente, tipico esempio sono le sorgenti toroidali (sorgenti dinamo nella magnetosfera, nella ionosfera e nel nucleo terrestre). Le sorgenti estese complesse in generale possiedono quasi sempre una componente toroidale. Queste componenti non sono accessibili mediante misure effettuate lontano dalla sorgente, nel senso che non è possibile determinare il bilancio energetico del sistema attraverso misure esterne al sistema. In realtà ciò che si misura sono soltanto le componenti poloidali delle sorgenti. Queste componenti, nel caso di sorgenti molto estese, di dimensioni maggiori della lunghezza d'onda dominante, producono campi elettrici e magnetici la cui lunghezza di correlazione spaziale e temporale riflette le proprietà di coerenza della sorgente legate ai processi di genesi dei campi. Nella zona reattiva si riesce quasi sempre a trovare il legame tra la coerenza spaziale e temporale dei campi misurati e la coerenza spaziale e temporale del sistema di correnti che generano tali campi. Infine vi sono sorgenti naturali le quali vengono attivate da segnali artificiali. Spesso uno stesso segnale artificiale si manifesta in due bande di frequenza completamente diverse e distanti tra di loro. I segnali relativi alle due bande risultano provenire da direzioni opposte: la superficie terrestre e la ionosfera. Ad esempio i grandi sistemi di trasmissione e di trasformazione dell'energia elettrica possono dare luogo a fenomeni di risonanza locale nella maRegistrazione realizzata da Cataldi Gabriele
gnetosfera producendo segnali di origine magnetosferica caratterizzati da righe spettrali distanziate di 100 Hz[2].
[1] http://www.progettomem.it
[2] http://www.progettomem.it
Il fondo elettromagnetico naturale, osservabile in qualunque punto della superficie terrestre, è dato dalla sovrapposizione di una quantità di segnali prodotti da un numero enorme di sorgenti distribuite nella cavità Terra-ionosfera, nella magnetosfera, nella ionosfera e all'interno della Terra. Questo fondo permea lo spazio compreso tra la superficie terrestre e la ionosfera interagendo in maniera complessa con le due superfici che limitano la cavità. Alcuni di questi segnali sono[1]:
- modi di oscillazione libera delle cavità magnetosferica (0.001 Hz – 0.01 Hz);
- modi di risonanza della cavità alfvenica (0.1 Hz 10 Hz);
- modi di risonanza longitudinale della cavità Terra-ionosfera (6 Hz – 50 Hz);
- fenomeni risonanza onda-particella trasversale (risonanza ciclotronica) e longitudinale (risonanza Cerenkov, 1 kHz – 20 kHz);
- emissioni legate a processi vari di instabilità nel plasma magnetosferico e ionosferico (0.001Hz – 100 kHz);
- segnali elettromagnetici associati al transito di meteore nell'atmosfera (300 Hz – 30 kHz);
- emissioni associate a impulsi radio di origine atmosferica (1 kHz – 100 kHz);
- emissioni che accompagnano gli impulsi gamma atmosferici (6 kHz – 50 kHz);
- emissioni dovute a “sprite”, “blue jet”, “red flash” ecc. nell'alta atmosfera (2 kHz – 60 kHz);
- emissioni secondarie generate da onde magnetoidrodinamiche prodotte all'interno della magnetosfera, eccitate da transienti EM artificiali e naturali (10 Hz – 20 kHz);
- emissioni prodotte dalle esplosioni nucleari (200 Hz – 10000 Hz);
- emissioni associate a fenomeni tettonici e vulcanici (0.001 Hz – 1000 Hz);
- segnali di risonanza trasversale della cavità Terra-ionosfera (800 Hz – 5000 Hz).
Il rumore di fondo naturale misurato sulla superficie terrestre è dominato dal fondo atmosferico prodotto dall'insieme delle scariche elettriche che hanno luogo sull'intera superficie terrestre al ritmo di circa 60-100 al secondo con una estensione spettrale vastissima, da qualche Hz fino a diversi MHz con un massimo intorno a 300 kHz. Lo spettro intrinseco di ciascun evento viene deformato dalla presenza della cavità Terra-ionosfera, in pratica si osservano diverse finestre spettrali, la prima con un massimo intorno a 8 Hz con le relative armoniche che giungono fino a 45 Hz (risonanza Schumann), la seconda nella banda 900 Hz 5000 Hz (risonanza trasversale), la terza nella banda centrata tra 5 kHz e 12 kHz
Le sorgenti elettromagnetiche, dal punto di vista dell'estensione spaziale possono essere classificate in:
- dipoli elementari puntiformi;
- dipoli elementari estesi;
- multipoli ibridi estesi;
- multipoli ibridi puntiformi.
Queste sorgenti, dal punto di vista della natura intrinseca possono essere:
- magnetici;
- elettrici;
- ibridi.
Dal punto di vista spettrale:
- sorgenti termiche;
- sorgenti colorate;
- sorgenti complesse.
Dal punto di vista statistico:
- gaussiane;
- isotrope;
- stazionarie;
- impulsive;
- omogenee.
In natura possono presentarsi combinazioni varie di tutte queste schematizzazioni. Inoltre una data sorgente osservata in punti diversi può manifestare proprietà completamente differenti. Vi sono anche sorgenti magnetiche non irradianti o quasi (QNR), molto diffuse in natura, in cui il campo magnetico rimane confinato nel volume della sorgente, tipico esempio sono le sorgenti toroidali (sorgenti dinamo nella magnetosfera, nella ionosfera e nel nucleo terrestre). Le sorgenti estese complesse in generale possiedono quasi sempre una componente toroidale. Queste componenti non sono accessibili mediante misure effettuate lontano dalla sorgente, nel senso che non è possibile determinare il bilancio energetico del sistema attraverso misure esterne al sistema. In realtà ciò che si misura sono soltanto le componenti poloidali delle sorgenti. Queste componenti, nel caso di sorgenti molto estese, di dimensioni maggiori della lunghezza d'onda dominante, producono campi elettrici e magnetici la cui lunghezza di correlazione spaziale e temporale riflette le proprietà di coerenza della sorgente legate ai processi di genesi dei campi. Nella zona reattiva si riesce quasi sempre a trovare il legame tra la coerenza spaziale e temporale dei campi misurati e la coerenza spaziale e temporale del sistema di correnti che generano tali campi. Infine vi sono sorgenti naturali le quali vengono attivate da segnali artificiali. Spesso uno stesso segnale artificiale si manifesta in due bande di frequenza completamente diverse e distanti tra di loro. I segnali relativi alle due bande risultano provenire da direzioni opposte: la superficie terrestre e la ionosfera. Ad esempio i grandi sistemi di trasmissione e di trasformazione dell'energia elettrica possono dare luogo a fenomeni di risonanza locale nella maRegistrazione realizzata da Cataldi Gabriele
gnetosfera producendo segnali di origine magnetosferica caratterizzati da righe spettrali distanziate di 100 Hz[2].
[1] http://www.progettomem.it
[2] http://www.progettomem.it
Radio Emissions Project: visto da vicino...
Sopra, un esempio dei rilevazione radio del fondo elettromagnetico naturale ed antropico eseguita dal nostro gruppo di ricerca attraverso software professionali ed apparecchiature appositamente concepite per la registrazione di onde radio con frequenza molto bassa. Si tratta di uno dei primi spettrogrammi realizzati nell'ambito del progetto di ricerca... Come è possibile notare, dal fondo EM naturale emerge la radiazione emessa dal plasma magnetosferico che ha interagito con un'emittente terrestre. In questo caso si tratta delle armoniche di risonanza degli elettrodotti. Sotto la dicitura "emittente terrestre" potete osservare il segnale radio derivante dalla frequenza di sincronizzazione orizzontale PAL (Phase Alternating Line) un metodo di decodifica del colore utilizzato nella maggioranza televisori venduti nei paesi europei (quindi anche in Italia), africani, australiani, brasiliani, argentini ed anche nella regione Sud dell'Asia e nella Groenlandia.
La prima antenna autocostruita dal nostro staff ed utilizzata durante il primo anno di sperimentazione del monitoraggio elelttromagnetico. Sebbene si tratti della prima antenna che fu utilizzata per eseguire i primi rilevamenti radio, aveva una sensibilità molto elevata: >90dB; ci consentì cioè di apprezzare emissioni elettromagnetiche (nelle bande ELF, SLF, ULF,VLF) che avevano un'intensità minima di 2,5 picoTesla (pT) o 25 nanoGauss (nG). Le 5 bobine ed il supporto in legno multistrato furono progettate e costruite da Gabriele Cataldi (Responsabile del progetto Radio Emissions Project).
Nell'immagine in alto è visibile l'antenna autocostruita dal nostro gruppo di ricerca che ha dato risultati veramente inaspettati. Si tratta di 5 bobine collegate in serie, costituite da un nucleo in acciaio sulle quali sono stati realizzati centinaia di avvolgimenti con filo di rame smaltato (di diverso diametro) ricoperto da isolante. Tali bobine sono state poi avvitate su un supporto in legno multistrato (materiale isolante, non magnetico) di 2 cm di spessore. Il peso dell'intera struttura è di alcuni Kg.
Testando questa antenna assieme al software analizzatore di spettro (Spectrum Lab) e ad un "TriFiel Meter", fu stato constatato che raggiungeva una sensibilità molto elevata: i segnali elettromagnetici più deboli mai rilevati attraverso questa antenna erano 9 ordini di grandezza (90dB) meno intensi dei segnali più forti registrati. In dato, anche se relativo, molto incoraggiante, infatti attraverso il software Spectru Lab è possibile tranquillamente raggiungere una sensibilità di 180 dB, cioè apprezzare una variazione magnetica compresa tra 1700 nT e 0,01 zT ...e spingersi addirittura oltre!
Nel 2010 il nostro gruppo di ricerca acquistò il noto ricevitore VLF-3 prodotto dalla N.A.S.A.: "NASA INSPIRE VLF-3" concepito per ascoltare i segnali radio naturali che cadono nella banda VLF. Sempre nel 2010, iniziò una breve ma intensa collaborazione con un ricercatore della città di L'Aquila con il quale realizzammo una prima analisi dei risultati ottenuti con la nostra stazione. Attualmente il Radio Emissions Project collabora con il Geologo Prof. Dott. Valentino Straser, (ricercatore di fama internazionale impegnato da molti anni nello studio scientifico della previsione dei terremoti) fornendo dati sull'attività geomagnetica e ambientale correlata ai sismi.
Tale progetto di ricerca ha subito negli anni notevoli migliorie sia sul piano tecnico che sul piano software grazie soprattutto all'incessante lavoro di ricerca e sperimentazione affidato a Gabriele Cataldi, (co-fondatore dell'LTPA Observer Project e responsabile del Radio Emissions Project). Tali migliorie ci consentono attualmente di poter raggiungere un'elevata risoluzione di registrazione dell'attività geomagnetica ed ambientale: la risoluzione con la quale vengono normalmente acquisiti gli spettrogrammi è di 2 mHz (milliHertz). La massima risoluzione raggiunta attraverso il software "Spectrum Lab", tenendo in considerazione le caratteristiche Hardware del PC Desktop utilizzato dal progetto, è di alcuni nHz (nanoHertz).
Testando questa antenna assieme al software analizzatore di spettro (Spectrum Lab) e ad un "TriFiel Meter", fu stato constatato che raggiungeva una sensibilità molto elevata: i segnali elettromagnetici più deboli mai rilevati attraverso questa antenna erano 9 ordini di grandezza (90dB) meno intensi dei segnali più forti registrati. In dato, anche se relativo, molto incoraggiante, infatti attraverso il software Spectru Lab è possibile tranquillamente raggiungere una sensibilità di 180 dB, cioè apprezzare una variazione magnetica compresa tra 1700 nT e 0,01 zT ...e spingersi addirittura oltre!
Nel 2010 il nostro gruppo di ricerca acquistò il noto ricevitore VLF-3 prodotto dalla N.A.S.A.: "NASA INSPIRE VLF-3" concepito per ascoltare i segnali radio naturali che cadono nella banda VLF. Sempre nel 2010, iniziò una breve ma intensa collaborazione con un ricercatore della città di L'Aquila con il quale realizzammo una prima analisi dei risultati ottenuti con la nostra stazione. Attualmente il Radio Emissions Project collabora con il Geologo Prof. Dott. Valentino Straser, (ricercatore di fama internazionale impegnato da molti anni nello studio scientifico della previsione dei terremoti) fornendo dati sull'attività geomagnetica e ambientale correlata ai sismi.
Tale progetto di ricerca ha subito negli anni notevoli migliorie sia sul piano tecnico che sul piano software grazie soprattutto all'incessante lavoro di ricerca e sperimentazione affidato a Gabriele Cataldi, (co-fondatore dell'LTPA Observer Project e responsabile del Radio Emissions Project). Tali migliorie ci consentono attualmente di poter raggiungere un'elevata risoluzione di registrazione dell'attività geomagnetica ed ambientale: la risoluzione con la quale vengono normalmente acquisiti gli spettrogrammi è di 2 mHz (milliHertz). La massima risoluzione raggiunta attraverso il software "Spectrum Lab", tenendo in considerazione le caratteristiche Hardware del PC Desktop utilizzato dal progetto, è di alcuni nHz (nanoHertz).
Registrazione audio della risonanza magnetosferica
Il file che vedete in basso contiene la registrazione audio del fondo elettromagnetico naturale magnetosferico. Alcune frequenze, ovviamente quelle inferiori ai 20 Hz, non sono udibili dall'orecchio umano. Se possedete un buon software di editing audio vi consigliamo di ascoltare questa traccia audio ad una velocità 5 volte superiore al normale. In questo modo anche le frequenze più basse risulteranno essere udibili.
| 25feb10-0156_-_segnale_audio_della_risonanza_magnetosferica_0-100_hz.mp3 | |
| File Size: | 4798 kb |
| File Type: | mp3 |
Tale registrazione è stata realizzata il giorno 25 Febbraio 2010 alle ore 01:56 am ed è coperta da diritti d'autore. Può essere scaricata; riprodotta e diffusa in altri siti web o in qualsiasi altro formato digitale; analizzata da altre equipe; citata all'interno di opere letterarie pubbliche o private o via radio o attraverso canali televisivi senza alcun problema. L'unico abbligo che avete è citarne la fonte: Gabriele Cataldi, LTPA Observer Project, Radio Emissions Project.
Qualcosa in più sul ricevitore N.A.S.A. INSPIRE VLF-3...
In basso potete osservare alcune foto relative al ricevitore radio N.A.S.A. INSPIRE VLF-3 acquistato dall'LTPA Observer Project in kit di montaggio e assembrato grazie al prezioso lavoro di Gabriele Cataldi. Si tratta di uno strumento indispensabile che avevamo in programma di reperire e al quale abbiamo poi predisposto un'antenna autocostruita di piccole dimensioni attraverso la quale abbiamo potuto verificare le effettive potenzialità dell'apparato. L'INSPIRE è in grado di rilevare onde radio a bassa frequenza, amplificarle ed inviarle ad un PC o a delle normali cuffie audio. Possiede numerose funzioni trattandosi, appunto, dell'apparecchio portatile per la ricezione e l'ascolto delle onde elettromagnetiche nelle bande ELF-VLF ad uso amatoriale più sofisticato al mondo. E' infatti frutto del lavoro di varie Università americane ed utilizzato da insegnanti, studenti e ricercatori di tutto il mondo. E' parte integrante della strumentazione messa a disposizione dal nostro Progetto di Ricerca dal 2010.
Precursori Sismici Elettromagnetici (P.S.E.)
In questi ultimi anni si è parlato spesso di temi legati alla previsione di terremoti; si è detto di tutto e il contrario di tutto. Sulla Home del progetto "Radio Emissions Project" e sui link che fanno parte del progetto, avrete modo di conoscere cosa realmente la comunità scientifica è stata in grado di accertare sui cosiddetti "Precursori Sismici di tipo Elettromagnetico" (PSE) dal lontano 1925, anno in cui risalgono i primi studi sulla correlazione tra le anomalie Geomagnetiche ed i terremoti. Che che se ne dica, i PSE esistono. Questo significa che stiamo parlando di segnali radio che è possibile rilevare con molta facilità attraverso qualsiasi tipo di ricevitore radio ed a qualunque frequenza anche se, i segnali di questo tipo, sono più intensi a frequenze che scendono al di sotto di 10 Hz. In letteratura si fa riferimento alla captazione di segnali radio aventi una frequenza che parte da circa 1 mHz (milliHertz) sino a raggiungere alcune centinaia di MHz (megaHertz). Il motivo per cui queste emissioni hanno una larghezza di banda così grande dipende da molti fattori, alcuni di carattere squisitamente geomagnetico, altri legati soprattutto ai fenomeni che spiegano come, all'interno della crosta terrestre, sia possibile generare questi segnali (cinetica elettrochimica, elettroinetica, effetto piezoelettrico diretto, etc.).
Con il termine PSE, dunque, si intende qualunque segnale radio naturale che è possibile rilevare prima che si verifichi un terremoto, piccolo o grande che sia. Seguirà un breve spacato storico sui PSE...
Con il termine PSE, dunque, si intende qualunque segnale radio naturale che è possibile rilevare prima che si verifichi un terremoto, piccolo o grande che sia. Seguirà un breve spacato storico sui PSE...
Piccola, ma doverosa premessa...
Per intraprendere lo studio delle emissioni radio pre-sismiche, e quindi dei precursori sismici di tipo elettromagnetico, è necessario possedere una cultura scientifica molto vasta che abbraccia la geofisica, la sismologia, l'elettronica, l'informatica, la statistica, l'elettromagnetismo e la fisica in generale. Senza queste conoscenze è impossibile comprendere cosa sono i PSE (precursori sismici elettromagnetici), come è possibile rilevarli, che caratteristiche hanno e come sono correlati all'attività sismica. Ci è sembrato doveroso fare questa piccola premessa, principalmente per rispetto di tutti coloro (scienziati e semplici appassiotati) che studiano seriamente e scientificamente da molti anni la previsione dei terremoti...
Cosa sono i PSE?
Gli scienziati sostengono che durante alcuni terremoti (in genere prima, ma a volte anche durante l’attività sismica) vengono emessi dei segnali elettromagnetici (EM). Questo tipo di dati sono apparsi in letteratura per diversi decenni (Parrot e Johnston, 1989; Park, 1993; Park, 1996; Johnston, 1997) e fanno riferimento ad una gamma ampia ed eccezionale di fenomeni elettromagnetici osservati nelle bande ELF, SLF, ULF, VLF e LF (0,001 Hz - 300 kHz).
Ad esempio, Gokhberg (1982) e Yoshino (1991) hanno osservato un aumento di ampiezza del segnale radio a 81 kHz qualche tempo prima (da minuti ad ore) del verificarsi di sismi distanti anche centinaia di km, ed hanno attribuito a questo fenomeno un significato predittivo: Precursore Sismico Elettromagnetico (PSE) o Sismoelectric Signal (SES).
Il primo impiego scientifico dei PSE avvenne in Grecia (Varotsos, 1993a; Varotsos, 1993b) e si osservò che transitavano con un ampiezza di 20 mv/km rimanendo visibili per diversi minuti. Furono registrati per mezzo di antenne a dipolo di diversa lunghezza. Attualmente il loro meccanismo di generazione è oggetto di dibattito (Lighthill, 1996; Pham, 1999).
I rapporti condotti in questi anni hanno messo in luce che i PSE si estendono oltre una vasta gamma di frequenze, dai megahertz sino al limite più basso conosciuto delle onde elettromagnetiche (OEM). Johnston e Mueller (1987) osservarono le alterazioni del campo magnetico ambientale durante il terremoto avvenuto nel 1986 a Nord Palm Springs (Sud California, vicino alla faglia di San Andreas); Johnston (1994) osservo modificazioni del campo magnetico durante il sisma avvenuto a Landers (nella stessa regione) nel 1992.
Alle alte frequenze, e nelle emissioni radio di 18 MHz, furono registrati su più ricevitori delle anomalie elettromagnetiche (PSE) che precedettero di 15 minuti il grande terremoto del 1960 che si abbatté sul Cile (Warwick, 1982).
Nella banda ELF (0,01-10 Hz), Fraser-Smith (1990) registrò delle fluttuazioni anomale del campo magnetico qualche tempo prima che il sisma del 17 Ottobre 1987, di magnitudo 7,1, si abbatté a Loma Prieta, nella California centrale. In particolare, fu osservato un aumento di ampiezza del fondo elettromagnetico due settimane prima della scossa principale, continuando poi ad aumentare sino a tre ore prima del sisma.
Altre emissioni anomale nella banda ELF possibilmente correlate a terremoti, sono state registrate diverse ore prima del sisma magnitudo 6,9 che si abbatté su Spitak, in Armenia, il 7 Dicembre 1988 (Molchanov, 1992; Kopytenko, 1993). Altre anomalie del fondo elettromagnetico furono osservate sia circa due settimane che pochi giorni prima del sisma magnitudo 8 che si abbatté sul Guam, l’8 Agosto 1993 (Hayakawa, 1996). (1)
La maggior parte delle radio-anomalie (precursori sismici) sono state registrate casualmente da sistemi di rilevazione radio utilizzati per altri scopi. Prima della nascita del Radio Emissions project, in Italia, e di altri progetti indipendenti sparsi un po’ in tutto il mondo per l’ascolto della cosiddetta “radio-natura”, mancavano sistemi di ascolto delle onde radio attivi 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, e quindi, stazioni in grado di monitorare il fondo elettromagnetico naturale nel medesimo istante.
Questo ultimo aspetto della ricerca, nell’ambito dei PSE, rappresenta la chiave di volta di tutta l’attività (indipendente o istituzionale) di studio dei precursori sismici. Tenendo sotto controllo il fondo elettromagnetico naturale attraverso stazioni diverse è possibile comparare i dati raccolti ed evidenziare eventuali interferenze radio di natura artificiale. I primi osservatori attivi per lunghi periodi sono stati realizzati in Grecia (Varotsos. 1993a), in Giappone (Uyeda, 1998) e negli Stati Uniti (Johnston, 1989; Park, 1991). Il problema è che potrebbero trascorrere decine di anni prima che si verifichi un sisma in grado di essere rilevato da tutte le stazioni di monitoraggio del mondo. Questo, secondo gli scienziati, è l’unico modo che l’umanità ha per avvalorare la credibilità dei precursori sismici o post-sismici).
Per permettere più agevole monitoraggio del fondo elettromagnetico ambientale, il Dipartimento di Geofisica dell’Università di Stanford, California, ha progettato e costruito un sistema trasportabile per la registrazione delle radio-anomalie (Estate del 2000). (1)
Si tratta dello stesso concetto messo in pratica dal nostro gruppo di ricerca nel 2009, fatto che avvenne senza aver letto gli studi del Dipartimento di Geofisica di Stanford. Questo a testimonianza del fatto che nell’ambito della ricerca (comprendendo anche quella amatoriale) è possibile seguire strade identiche e raggiungere gli stessi obiettivi, anche in paesi e situazioni differenti.
Possibili spiegazioni fisiche sulla natura delle anomalie nella banda ELF sono state date da Draganov (1991), da. Fenoglio (1995) e da Merzer e Klemperer (1997). È ormai certo che questo tipo di emissioni possono essere registrate in qualsiasi punto sulla superficie terrestre poiché non subiscono praticamente alcun tipo di attenuazione significativa se sono generate ad una profondità di circa 10 km. Diverso è per le emissioni nella banda VLF (Telford, 1990, Chp. 6), LF, MF, HF e cosi via.
Non è possibile dimostrare che qualsiasi anomalia registrata nella banda ELF siano veramente generati da un terremoto perché i processi che portano il verificarsi di un sisma non possono essere riprodotti sperimentalmente. Si deve, piuttosto, confermare la natura sismica di una radio-anomalia sulla base di tre criteri:
1. la registrazione simultanea dell’anomalia su più strumenti posti in siti differenti;
2. l’affidabilità degli strumenti;
3. la plausibilità del modello scientifico preso come riferimento per spiegare la natura dei PSE.
Gli sviluppi nel campo della ricerca dei PSE richiedono quindi due condizioni:
1. un miglioramento qualitativo e quantitativo della strumentazione utilizzata dai gruppi di ricerca;
2. miglioramenti della comprensione dei processi fisici che precedono i terremoti. (1)
(1): Seismological Research Letters Volume 71, Number 4, 423-436 July/August 2000; A Transportable System for Monitoring Ultra Low Frequency Electromagnetic Signals Associated with Earthquakes; Darcy Karakelian, Simon L. Klemperer, Antony C. Fraser-Smith, and Gregory C. Beroza - Stanford University, Department of Geophysics, Stanford, CA 94305-2215 - darcy@pangea.stanford.edu
Ad esempio, Gokhberg (1982) e Yoshino (1991) hanno osservato un aumento di ampiezza del segnale radio a 81 kHz qualche tempo prima (da minuti ad ore) del verificarsi di sismi distanti anche centinaia di km, ed hanno attribuito a questo fenomeno un significato predittivo: Precursore Sismico Elettromagnetico (PSE) o Sismoelectric Signal (SES).
Il primo impiego scientifico dei PSE avvenne in Grecia (Varotsos, 1993a; Varotsos, 1993b) e si osservò che transitavano con un ampiezza di 20 mv/km rimanendo visibili per diversi minuti. Furono registrati per mezzo di antenne a dipolo di diversa lunghezza. Attualmente il loro meccanismo di generazione è oggetto di dibattito (Lighthill, 1996; Pham, 1999).
I rapporti condotti in questi anni hanno messo in luce che i PSE si estendono oltre una vasta gamma di frequenze, dai megahertz sino al limite più basso conosciuto delle onde elettromagnetiche (OEM). Johnston e Mueller (1987) osservarono le alterazioni del campo magnetico ambientale durante il terremoto avvenuto nel 1986 a Nord Palm Springs (Sud California, vicino alla faglia di San Andreas); Johnston (1994) osservo modificazioni del campo magnetico durante il sisma avvenuto a Landers (nella stessa regione) nel 1992.
Alle alte frequenze, e nelle emissioni radio di 18 MHz, furono registrati su più ricevitori delle anomalie elettromagnetiche (PSE) che precedettero di 15 minuti il grande terremoto del 1960 che si abbatté sul Cile (Warwick, 1982).
Nella banda ELF (0,01-10 Hz), Fraser-Smith (1990) registrò delle fluttuazioni anomale del campo magnetico qualche tempo prima che il sisma del 17 Ottobre 1987, di magnitudo 7,1, si abbatté a Loma Prieta, nella California centrale. In particolare, fu osservato un aumento di ampiezza del fondo elettromagnetico due settimane prima della scossa principale, continuando poi ad aumentare sino a tre ore prima del sisma.
Altre emissioni anomale nella banda ELF possibilmente correlate a terremoti, sono state registrate diverse ore prima del sisma magnitudo 6,9 che si abbatté su Spitak, in Armenia, il 7 Dicembre 1988 (Molchanov, 1992; Kopytenko, 1993). Altre anomalie del fondo elettromagnetico furono osservate sia circa due settimane che pochi giorni prima del sisma magnitudo 8 che si abbatté sul Guam, l’8 Agosto 1993 (Hayakawa, 1996). (1)
La maggior parte delle radio-anomalie (precursori sismici) sono state registrate casualmente da sistemi di rilevazione radio utilizzati per altri scopi. Prima della nascita del Radio Emissions project, in Italia, e di altri progetti indipendenti sparsi un po’ in tutto il mondo per l’ascolto della cosiddetta “radio-natura”, mancavano sistemi di ascolto delle onde radio attivi 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, e quindi, stazioni in grado di monitorare il fondo elettromagnetico naturale nel medesimo istante.
Questo ultimo aspetto della ricerca, nell’ambito dei PSE, rappresenta la chiave di volta di tutta l’attività (indipendente o istituzionale) di studio dei precursori sismici. Tenendo sotto controllo il fondo elettromagnetico naturale attraverso stazioni diverse è possibile comparare i dati raccolti ed evidenziare eventuali interferenze radio di natura artificiale. I primi osservatori attivi per lunghi periodi sono stati realizzati in Grecia (Varotsos. 1993a), in Giappone (Uyeda, 1998) e negli Stati Uniti (Johnston, 1989; Park, 1991). Il problema è che potrebbero trascorrere decine di anni prima che si verifichi un sisma in grado di essere rilevato da tutte le stazioni di monitoraggio del mondo. Questo, secondo gli scienziati, è l’unico modo che l’umanità ha per avvalorare la credibilità dei precursori sismici o post-sismici).
Per permettere più agevole monitoraggio del fondo elettromagnetico ambientale, il Dipartimento di Geofisica dell’Università di Stanford, California, ha progettato e costruito un sistema trasportabile per la registrazione delle radio-anomalie (Estate del 2000). (1)
Si tratta dello stesso concetto messo in pratica dal nostro gruppo di ricerca nel 2009, fatto che avvenne senza aver letto gli studi del Dipartimento di Geofisica di Stanford. Questo a testimonianza del fatto che nell’ambito della ricerca (comprendendo anche quella amatoriale) è possibile seguire strade identiche e raggiungere gli stessi obiettivi, anche in paesi e situazioni differenti.
Possibili spiegazioni fisiche sulla natura delle anomalie nella banda ELF sono state date da Draganov (1991), da. Fenoglio (1995) e da Merzer e Klemperer (1997). È ormai certo che questo tipo di emissioni possono essere registrate in qualsiasi punto sulla superficie terrestre poiché non subiscono praticamente alcun tipo di attenuazione significativa se sono generate ad una profondità di circa 10 km. Diverso è per le emissioni nella banda VLF (Telford, 1990, Chp. 6), LF, MF, HF e cosi via.
Non è possibile dimostrare che qualsiasi anomalia registrata nella banda ELF siano veramente generati da un terremoto perché i processi che portano il verificarsi di un sisma non possono essere riprodotti sperimentalmente. Si deve, piuttosto, confermare la natura sismica di una radio-anomalia sulla base di tre criteri:
1. la registrazione simultanea dell’anomalia su più strumenti posti in siti differenti;
2. l’affidabilità degli strumenti;
3. la plausibilità del modello scientifico preso come riferimento per spiegare la natura dei PSE.
Gli sviluppi nel campo della ricerca dei PSE richiedono quindi due condizioni:
1. un miglioramento qualitativo e quantitativo della strumentazione utilizzata dai gruppi di ricerca;
2. miglioramenti della comprensione dei processi fisici che precedono i terremoti. (1)
(1): Seismological Research Letters Volume 71, Number 4, 423-436 July/August 2000; A Transportable System for Monitoring Ultra Low Frequency Electromagnetic Signals Associated with Earthquakes; Darcy Karakelian, Simon L. Klemperer, Antony C. Fraser-Smith, and Gregory C. Beroza - Stanford University, Department of Geophysics, Stanford, CA 94305-2215 - darcy@pangea.stanford.edu
ELF e Anomalie Pre-Sismiche durante il terremoto Aquilano
Un interessantissimo abstract...
ELF signals and EQLs in Central Italy in 2009
Cristiano Fidani
ELF signals and EQLs in Central Italy in 2009
Cristiano Fidani
| elf_signals_and_eqls_-_laquila.pdf | |
| File Size: | 35 kb |
| File Type: | |
Segnali ELF prima del terremoto dell'Aquila...
Quest'interessantissimo documento mette in evidenza l'esistenza di onde ELF prima del terremoto aquilano. Chiaro indizio di come tale ricerca (quella delle ELF-VLF) rappresenti un'innovativa ed importante mezzo per cercare di comprendere e predire i terremoti.
C. Di Lorenzo, P. Palangio, G. Santarato, A. Meloni, U. Villante, and L. Santarelli
Quest'interessantissimo documento mette in evidenza l'esistenza di onde ELF prima del terremoto aquilano. Chiaro indizio di come tale ricerca (quella delle ELF-VLF) rappresenti un'innovativa ed importante mezzo per cercare di comprendere e predire i terremoti.
C. Di Lorenzo, P. Palangio, G. Santarato, A. Meloni, U. Villante, and L. Santarelli
| non-inductive_component_of_elettromagnetic_signals_associated_with_laquila_earthquake_sequences.pdf | |
| File Size: | 1886 kb |
| File Type: | |
Emissioni ELF e PSE
Consentono di predire i terremoti con largo anticipo...
Ecco il riconoscimento scientifico
Consentono di predire i terremoti con largo anticipo...
Ecco il riconoscimento scientifico
Alcuni studi eseguiti tra il 2001 e il 2008, presso la stazione di ricerca di Karymshino (Kamchatka, Russia), hanno dimostrato come le onde ELF siano in grado di rilevare, con largo anticipo, il verificarsi di Terremoti (EQ) con molta precisione, tanto da individuarne addirittura l'epicentro. L'importanza di tale studio, è rappresentato dal fatto che questo tipo di precursori siano rilevabili con un anticipo temporale tale da essere considerati estremamente importanti per preavvisare con largo anticipo, i fenomeni sismici. Secondo tali studi, i temporali (come era anche possibile immaginare) sono in grado di confondere i segnali ELF pre-sismici. Questo significa che durante i mesi piovosi, caratterizzati da fenomeni temporaleschi molto intensi i precursori sismici elettromagnetici sono di difficile rilevazione. Stando allo studio, infatti, i mesi estivi sono i migliori per affrontare questo tipo di ricerca e per rilevare i segnali ELF di questo genere.
Tale evidenza cozza completamente su ciò che ci è stato riferito in questi anni dall'INGV, l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il quale ha riferito, per mezzo di un articolo scientifico, che secondo le rilevazioni effettuate durante il tremendo terremoto aquilano, i PSE non erano in grado di rilevare con un anticipo temporale sufficiente i terremoti, e che quindi tale ricerca non avrebbe avuto un'importanza scientifica in tal senso.
Sembra che, negli ultimi anni, l'INGV si smentisca da solo e sia smentito da altri studi scientifici, che dimostrerebbero l'esatto contrario di ciò che afferma.
Che i PSE avessero una rilevanza importante sulla previsione dei sismi è stato ricordato innumerevoli volte su decine di pubblicazioni scientifiche che è possibile ricercare e visionare direttamente sul web. Il problema della ricerca in questo ambito è rappresentato solo dallo scarso interesse istituzionale che ci ha a livello globale quando si affronta questo tipo di argomento. La costruzione di centinaia di stazioni radio ELF sparse su tutto il globo permetterebbe di ottenere risultati incoraggianti ed imprevisti e permetterebbe a questo tipo di ricerca di decollare come ancora non è riuscita a fare...
Lo studio di Karymshino, ci dice anche come sia importante utilizzare delle rilevazioni (multi-point) in grado di rilevare da diverse località, le onde ELF e di confrontarle per riuscire a comprenderne la reale localiccazione (portante naturale), e l'intensità. Ovviamente questo lo diciamo anche noi da tanto tempo. Sotto potete scaricare il PDF relativo allo studio condotto a Karymshino:
Tale evidenza cozza completamente su ciò che ci è stato riferito in questi anni dall'INGV, l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il quale ha riferito, per mezzo di un articolo scientifico, che secondo le rilevazioni effettuate durante il tremendo terremoto aquilano, i PSE non erano in grado di rilevare con un anticipo temporale sufficiente i terremoti, e che quindi tale ricerca non avrebbe avuto un'importanza scientifica in tal senso.
Sembra che, negli ultimi anni, l'INGV si smentisca da solo e sia smentito da altri studi scientifici, che dimostrerebbero l'esatto contrario di ciò che afferma.
Che i PSE avessero una rilevanza importante sulla previsione dei sismi è stato ricordato innumerevoli volte su decine di pubblicazioni scientifiche che è possibile ricercare e visionare direttamente sul web. Il problema della ricerca in questo ambito è rappresentato solo dallo scarso interesse istituzionale che ci ha a livello globale quando si affronta questo tipo di argomento. La costruzione di centinaia di stazioni radio ELF sparse su tutto il globo permetterebbe di ottenere risultati incoraggianti ed imprevisti e permetterebbe a questo tipo di ricerca di decollare come ancora non è riuscita a fare...
Lo studio di Karymshino, ci dice anche come sia importante utilizzare delle rilevazioni (multi-point) in grado di rilevare da diverse località, le onde ELF e di confrontarle per riuscire a comprenderne la reale localiccazione (portante naturale), e l'intensità. Ovviamente questo lo diciamo anche noi da tanto tempo. Sotto potete scaricare il PDF relativo allo studio condotto a Karymshino:
| about_possibility_to_locate_an_ec_epicenter_using_parameters_of_elf-ulf_preseismic_emissions.pdf | |
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2 Aprile 2012:
E' nato il "Centro Internazionale per la Previsione dei Terremoti"
E' nato il "Centro Internazionale per la Previsione dei Terremoti"
Ci sono anche anche il geologo parmigiano Valentino Straser e il fisico dell'acustica della crosta terrestre Giovanni Gregori di Roma tra i ricercatori del nuovo Centro americano per la previsione dei terremoti. E' partita questa mattina in Florida (Usa) la sfida scientifica per la previsione di terremoti, eruzioni vulcaniche, tsunami ed eventi geofisici distruttivi. Si chiama "The International Earthquake and Volcano Prediction Center" (Ievpc), con sede a Orlando, ed e' stato presentato negli Stati Uniti.
Il team, costituito da nove scienziati di varie nazionalita', e' diretto da Dong Choi, direttore della ricerca scientifica, da John L. Casey, chairman dell'Ievpc e presidente dello Space and Science Research Corporation. Fra gli obiettivi della ricerca, la sperimentazione di precursori che possano fornire dati su un evento geofisico potenzialmente distruttivo da alcune settimane a pochi minuti prima dell'accadimento. Fanno parte del team Fumio Tsunoda (Giappone), Zhonghao Shou (Cina/Usa), Masashi Hayakawa (Giappone), Natarajan Venktanathan (India), Lev (Leo) Maslov (Russia/Usa), Bruce Leybourne (Usaq), Arun Bapat (India), e i due scienziati italiani, Gregori e Straser.
(Fonte articolo: www.italiachiamaitalia.it/ www.gazzettadiparma.it)
Il 2 Aprile 2012 è stato innaugurato il "Centro Internazionale sulla Previsione dei Terremoti" (L'acronimo anglossassone è "IEVPC"), composto da un team di scienziati scelti per l'eccellenza della ricerca scientifica che hanno condotto in particolare su: tettonica, vulcanismo, ricerca sismica, competenze gestionali ed organizzative e altre abilità necessarie per raggiungere la missione e gli obiettivi della squadra IEVPC. Questo gruppo è nato dopo che i suoi fondatori (Mr. John L. Casey; Dr. Dong Choi; Dr. Rich Swier) si sono resi conto che ci sono state forti correlazioni tra terremoti, maremoti, attività vulcanica, l'attività solare e i precursori geofisici. Questi precursori sono stati studiati per molti anni dai fondatori IEVPC, scienziati e ricercatori che rappresentano il principale organismo di competenza per la comprensione di questi segnali precoci (i precursori sismici) attraverso i quali è possibile stabilire se eventi geofisici di tipo catastrofico (CGE) sono in procinto di colpire... Tra il team di scienziati scelti dai fondatori dell'IEVPC per l'eccellenza della ricerca scientifica che hanno condotto sulla previsione dei terremoti, spicca il Prof. Dott. Valentino Straser, già Geologo di fama internazionale che abbiamo avuto il piacere di conoscere alla fine del 2010 e con il quale abbiamo aperto una fattiva collaborazione da ormai più di un anno. Gli studi che Straser ha condotto sulla previsione dei terremoti e presentato alla comunità scientifica internazionale, hanno suscitato notevole interesse e nuovi stimoli... Straser, nell'ambito dell'EIVPC, si occuperà della ricerca sulla previsione dei terremoti attraverso lo studio delle emissioni radio di natura geomagnetica ed interplanetaria (IMF); dati forniti dal nostro gruppo di ricerca attraverso le due stazioni di monitoraggio elettromagnetico site a Cecchina, Albano Laziale (RM).
Il team, costituito da nove scienziati di varie nazionalita', e' diretto da Dong Choi, direttore della ricerca scientifica, da John L. Casey, chairman dell'Ievpc e presidente dello Space and Science Research Corporation. Fra gli obiettivi della ricerca, la sperimentazione di precursori che possano fornire dati su un evento geofisico potenzialmente distruttivo da alcune settimane a pochi minuti prima dell'accadimento. Fanno parte del team Fumio Tsunoda (Giappone), Zhonghao Shou (Cina/Usa), Masashi Hayakawa (Giappone), Natarajan Venktanathan (India), Lev (Leo) Maslov (Russia/Usa), Bruce Leybourne (Usaq), Arun Bapat (India), e i due scienziati italiani, Gregori e Straser.
(Fonte articolo: www.italiachiamaitalia.it/ www.gazzettadiparma.it)
Il 2 Aprile 2012 è stato innaugurato il "Centro Internazionale sulla Previsione dei Terremoti" (L'acronimo anglossassone è "IEVPC"), composto da un team di scienziati scelti per l'eccellenza della ricerca scientifica che hanno condotto in particolare su: tettonica, vulcanismo, ricerca sismica, competenze gestionali ed organizzative e altre abilità necessarie per raggiungere la missione e gli obiettivi della squadra IEVPC. Questo gruppo è nato dopo che i suoi fondatori (Mr. John L. Casey; Dr. Dong Choi; Dr. Rich Swier) si sono resi conto che ci sono state forti correlazioni tra terremoti, maremoti, attività vulcanica, l'attività solare e i precursori geofisici. Questi precursori sono stati studiati per molti anni dai fondatori IEVPC, scienziati e ricercatori che rappresentano il principale organismo di competenza per la comprensione di questi segnali precoci (i precursori sismici) attraverso i quali è possibile stabilire se eventi geofisici di tipo catastrofico (CGE) sono in procinto di colpire... Tra il team di scienziati scelti dai fondatori dell'IEVPC per l'eccellenza della ricerca scientifica che hanno condotto sulla previsione dei terremoti, spicca il Prof. Dott. Valentino Straser, già Geologo di fama internazionale che abbiamo avuto il piacere di conoscere alla fine del 2010 e con il quale abbiamo aperto una fattiva collaborazione da ormai più di un anno. Gli studi che Straser ha condotto sulla previsione dei terremoti e presentato alla comunità scientifica internazionale, hanno suscitato notevole interesse e nuovi stimoli... Straser, nell'ambito dell'EIVPC, si occuperà della ricerca sulla previsione dei terremoti attraverso lo studio delle emissioni radio di natura geomagnetica ed interplanetaria (IMF); dati forniti dal nostro gruppo di ricerca attraverso le due stazioni di monitoraggio elettromagnetico site a Cecchina, Albano Laziale (RM).
...Ed ora veniteci a dire che non è possibile prevedere i terremoti!!
Anomalie Riscontrate nell'ambito del Radio Emissions Project
La tipologia di anomalie osservate all’interno del sotto-progetto “Radio Emissions Project” non sono spiegabili convenzionalmente se, con il termine “convenzionale”, intendiamo riferirci unicamente a fenomeni di natura elettromagnetica compresi dalla comunità scientifica. In questi ultimi quattro anni di sperimentazione abbiamo cercato di comprendere quali fenomeni potevano celarsi dietro ad un così elevato numero di anomalie elettromagnetiche osservate soprattutto nella banda ELF (0,001 – 30 Hz). Infatti il numero di spettrogrammi acquisiti raggiunge l'imponente cifra di alcune migliaia...
Il contributo che diamo alla comunità scientifica attraverso il “Radio Emissions Project” è fondamentalmente di tipo "osservativo", più correttamente definito come monitoraggio elettromagnetico ambientale e sappiamo quanto, in termini prettamente "scientifici", sia importante l'osservazione di qualsiasi fenomeno. Questa che vi proponiamo di seguito è una sommaria classificazione delle anomalie radio osservate sugli spettrogrammi che sono stati acquisiti dalla nostra stazione di monitoraggio, e risalgono ad una fase di ricerca certamente meno "avanzata" rispetto a quella attuale:
a) unico segnale, intensità elevata. Il segnale ha una larghezza di banda ben definita;
b) unico segnale, la cui massima intensità spicca solo su una porzione ristretta della larghezza di banda totale;
c) unico segnale, di bassa intensità e con larghezza di banda ben definita;
d) unico segnale, di ridotta intensità la cui larghezza di banda non è definibile con precisione;
e) segnale multiplo (due o più segnali) di intensità elevata, distanti tra loro pochi Hz. Ogni segnale ha una larghezza di banda ben definita;
f) segnale multiplo (due o più segnali) di ridotta intensità, la cui larghezza di banda è ben definita;
g) segnale multiplo (due o più segnali) di ridotta intensità, la cui larghezza di banda non è definibile con precisione;
h) unico segnale, continuo, ridottissima larghezza di banda (solitamente < 0,5 Hz), di media o elevata intensità, della durata variabile di uno o alcuni minuti. La caratteristica principale di questa anomalia è che subisce delle variazioni di frequenza di alcuni Hz in pochi minuti;
i) segnali misti di tipo “h”;
l) segnali misti di qualsiasi tipo.
Le categorie sopra elencate fanno riferimento ad anomalie osservate nella banda ELF.
Il monitoraggio elettromagnetico ambientale del nostro progetto è computerizzato, questo significa che è attivo 24 ore su 24. Le due stazioni di monitoraggio sono ubicate ad Albano Laziale (RM), in località Cecchina (Latitudine 41°41’4.27”N; Longitudine 12°38’33.60”E), lontano da intense fonti di elettrosmog se non quelle di tipo domestico (220v, 50 Hz). L’antenna è di tipo a “bobina” ed è orientata secondo l'asse Z (Zenit-Nadir). Si trova al coperto, al riparo cioè da fenomeni di tipo atmosferico e lontano da possibili manipolazioni da parte dell’uomo. Non è raggiungibile da animali domestici.
Durante la nascita del Radio Emissions Project (2008) decidemmo di non amplificare i segnali captati attraverso l'antenna per mezzo di amplificatori operazionali di tipo analogico, ma di "accrescerne" l'intensità in modo digitale, impiegando cioé del software dedicato in grado di espletare questo procedimento... Tale scelta derivava dalla necessità di non creare interferenze in grado di inficiare i dati ottenuti dal monitoraggio stesso. Nel 2011, tuttavia, questa presa di posizione dovette essere riveduta completamente, a causa della sempre più marcata esigenza di ottenere un livello di amplificazione sempre maggiore dei segnali radio captati... Attualmente, infatti, nell'ambito del progetto, viene utilizzato il famoso amplificatore NASA INSPIRE VLF-3 per amplificare frequenze molto vicine allo "0" e senza la produzione di interferenze serie.
Comunque, i dati che abbiamo raccolto dal 2008 ad oggi hanno subito notovoli miglioramenti qualitativi ed anche sul piano della "specificità" rispetto ai PSE. Nel 2009 la nostra squadra ha raccolto poco meno di 100 spettrogrammi (circa 200 radio-anomalie) nelle bande SLF-VLF; mentre nel 2010, da Gennaio sino alla fine di Dicembre, ne sono stati registrati quasi 1600 (per lo più nella banda ELF). Questo, come abbiamo detto, grazie al perfezionamento delle tecniche di rilevazione e settaggio del software dedicato, da una parte, e all’effettiva presenza di maggiori anomalie rilevate nella banda ELF, dall’altra. Dal Dicembre 2010 sino ad oggi (2012), il numero di anomalie radio è praticamente decuplicato. Ciò è avvenuto grazie alle continue migliorie tecniche e software della stazione di monitoraggio... Vista l'imponente molte di spettrogrammi prodotti in un solo giorno, all'inizio del 2011 abbiamo deciso di tenere in archivio solo gli spettrogrammi che contenevano anomalie radio correlate ai sismi.
Che sia possibile rilevare i P.S.E. non è una novità, infatti i primi studi risalgono a decine di anni fa’ e fu dimostrato scientificamente che è possibile rilevare, da qualunque punto sulla superficie terrestre, emissioni elettromagnetiche di sismi superiori a magnitudo 4,5 (il fenomeno dipende dalla frequenza di emissione). In che modo queste radiazioni vengano emesse e perché non tutti i sismi sono preceduti da P.S.E. non è ancora perfettamente chiaro, ma ci stiamo lavorando...
La stazione di monitoraggio del Radio Emissions Project, riesce a rilevare emissioni correlate a sismi locali (italiani) che hanno una magnitudo (Mw) minima di 1,5-1,8 ed emissioni di sismi posti su qualunque altro punto della superficie terrestre che hanno una magnitudo corrispondente ad almento 4,5-5 Mw. Per raggiungere questo traguardo è stato però indispensabile sperimentare per alcuni anni tipologie di antenne diverse...
Il contributo che diamo alla comunità scientifica attraverso il “Radio Emissions Project” è fondamentalmente di tipo "osservativo", più correttamente definito come monitoraggio elettromagnetico ambientale e sappiamo quanto, in termini prettamente "scientifici", sia importante l'osservazione di qualsiasi fenomeno. Questa che vi proponiamo di seguito è una sommaria classificazione delle anomalie radio osservate sugli spettrogrammi che sono stati acquisiti dalla nostra stazione di monitoraggio, e risalgono ad una fase di ricerca certamente meno "avanzata" rispetto a quella attuale:
a) unico segnale, intensità elevata. Il segnale ha una larghezza di banda ben definita;
b) unico segnale, la cui massima intensità spicca solo su una porzione ristretta della larghezza di banda totale;
c) unico segnale, di bassa intensità e con larghezza di banda ben definita;
d) unico segnale, di ridotta intensità la cui larghezza di banda non è definibile con precisione;
e) segnale multiplo (due o più segnali) di intensità elevata, distanti tra loro pochi Hz. Ogni segnale ha una larghezza di banda ben definita;
f) segnale multiplo (due o più segnali) di ridotta intensità, la cui larghezza di banda è ben definita;
g) segnale multiplo (due o più segnali) di ridotta intensità, la cui larghezza di banda non è definibile con precisione;
h) unico segnale, continuo, ridottissima larghezza di banda (solitamente < 0,5 Hz), di media o elevata intensità, della durata variabile di uno o alcuni minuti. La caratteristica principale di questa anomalia è che subisce delle variazioni di frequenza di alcuni Hz in pochi minuti;
i) segnali misti di tipo “h”;
l) segnali misti di qualsiasi tipo.
Le categorie sopra elencate fanno riferimento ad anomalie osservate nella banda ELF.
Il monitoraggio elettromagnetico ambientale del nostro progetto è computerizzato, questo significa che è attivo 24 ore su 24. Le due stazioni di monitoraggio sono ubicate ad Albano Laziale (RM), in località Cecchina (Latitudine 41°41’4.27”N; Longitudine 12°38’33.60”E), lontano da intense fonti di elettrosmog se non quelle di tipo domestico (220v, 50 Hz). L’antenna è di tipo a “bobina” ed è orientata secondo l'asse Z (Zenit-Nadir). Si trova al coperto, al riparo cioè da fenomeni di tipo atmosferico e lontano da possibili manipolazioni da parte dell’uomo. Non è raggiungibile da animali domestici.
Durante la nascita del Radio Emissions Project (2008) decidemmo di non amplificare i segnali captati attraverso l'antenna per mezzo di amplificatori operazionali di tipo analogico, ma di "accrescerne" l'intensità in modo digitale, impiegando cioé del software dedicato in grado di espletare questo procedimento... Tale scelta derivava dalla necessità di non creare interferenze in grado di inficiare i dati ottenuti dal monitoraggio stesso. Nel 2011, tuttavia, questa presa di posizione dovette essere riveduta completamente, a causa della sempre più marcata esigenza di ottenere un livello di amplificazione sempre maggiore dei segnali radio captati... Attualmente, infatti, nell'ambito del progetto, viene utilizzato il famoso amplificatore NASA INSPIRE VLF-3 per amplificare frequenze molto vicine allo "0" e senza la produzione di interferenze serie.
Comunque, i dati che abbiamo raccolto dal 2008 ad oggi hanno subito notovoli miglioramenti qualitativi ed anche sul piano della "specificità" rispetto ai PSE. Nel 2009 la nostra squadra ha raccolto poco meno di 100 spettrogrammi (circa 200 radio-anomalie) nelle bande SLF-VLF; mentre nel 2010, da Gennaio sino alla fine di Dicembre, ne sono stati registrati quasi 1600 (per lo più nella banda ELF). Questo, come abbiamo detto, grazie al perfezionamento delle tecniche di rilevazione e settaggio del software dedicato, da una parte, e all’effettiva presenza di maggiori anomalie rilevate nella banda ELF, dall’altra. Dal Dicembre 2010 sino ad oggi (2012), il numero di anomalie radio è praticamente decuplicato. Ciò è avvenuto grazie alle continue migliorie tecniche e software della stazione di monitoraggio... Vista l'imponente molte di spettrogrammi prodotti in un solo giorno, all'inizio del 2011 abbiamo deciso di tenere in archivio solo gli spettrogrammi che contenevano anomalie radio correlate ai sismi.
Che sia possibile rilevare i P.S.E. non è una novità, infatti i primi studi risalgono a decine di anni fa’ e fu dimostrato scientificamente che è possibile rilevare, da qualunque punto sulla superficie terrestre, emissioni elettromagnetiche di sismi superiori a magnitudo 4,5 (il fenomeno dipende dalla frequenza di emissione). In che modo queste radiazioni vengano emesse e perché non tutti i sismi sono preceduti da P.S.E. non è ancora perfettamente chiaro, ma ci stiamo lavorando...
La stazione di monitoraggio del Radio Emissions Project, riesce a rilevare emissioni correlate a sismi locali (italiani) che hanno una magnitudo (Mw) minima di 1,5-1,8 ed emissioni di sismi posti su qualunque altro punto della superficie terrestre che hanno una magnitudo corrispondente ad almento 4,5-5 Mw. Per raggiungere questo traguardo è stato però indispensabile sperimentare per alcuni anni tipologie di antenne diverse...
Si sono succedute antenne con bobine multiple, sensori triassiali ad induzione costituite da 60 induttori sino a giungere ancora una volta a bobine avvolte su materiale ferromagnetico collegate in serie... Non ultimo, ed imponente è stato il supporto del Geologo Dott. Valentino Straser che ci ha consentito di partecipare alla produzione di alcuni importanti abstract scientifici che hanno suscitato molto interesse nella comunità scientifica internazionale. Ci sembra quindi d'obbligo esprimere, pubblicamente, i nostri più sentiti ringraziamenti al Dott. Straser che ha creduto nel nostro lavoro e ci ha permesso di raggiungere una credibilità scientifica oggettiva indiscutibile.
La tipologia di segnali che attualmente rileviamo sono, in pratica, sovrapponibili a quelli prodotti da altre stazioni di monitoraggio con sensore ad induzione magnetica (vedi HAARP), ovviamente con le dovute differenze, legate essenzialmente alla diversa latitudine di ascolto. Ciò che stiamo cercando di fare è creare un sensore ad induzione sempre più specifico da applicare alla ricerca dei PSE, e sembra proprio che i risultati sono molto incoraggianti...
La tipologia di segnali che attualmente rileviamo sono, in pratica, sovrapponibili a quelli prodotti da altre stazioni di monitoraggio con sensore ad induzione magnetica (vedi HAARP), ovviamente con le dovute differenze, legate essenzialmente alla diversa latitudine di ascolto. Ciò che stiamo cercando di fare è creare un sensore ad induzione sempre più specifico da applicare alla ricerca dei PSE, e sembra proprio che i risultati sono molto incoraggianti...
I traguarti e le scoperte che il nostro gruppo di ricerca riuscirà ad ottenere saranno messi a completa disposizione di tutta la popolazione umana, per migliorare la qualità della vita di tutti i dittadini e rendere più sicure le nostre costruzioni.
Gli studi che conduciamo sono completamente autonomi e non sono gestiti e gestibili da alcun ufficio governativo, autorità od Università. Tale libertà operativa consente all'LTPA Observer Project di poter usufruire di una completa autonomia decisionale in merito alle ricerche da esso intraprese.
Gli studi che conduciamo sono completamente autonomi e non sono gestiti e gestibili da alcun ufficio governativo, autorità od Università. Tale libertà operativa consente all'LTPA Observer Project di poter usufruire di una completa autonomia decisionale in merito alle ricerche da esso intraprese.
Un po' di storia...
Sviluppi del Radio Emissions Project
Sviluppi del Radio Emissions Project
Nel Maggio 2010 ebbe inizio la fase di monitoraggio elettromagnetico ambientale denominata "R.E.P.1" (Radio Emissions Project 1), stadio in cui fu raggiunto il massimo perfezionamento delle tecniche di monitoraggio, includendo anche un migliore e più efficace settaggio del software dedicato. Questo ci ha consentito di creare una scala comparativa dell'intensità magnetica dei segnali rilevati partendo dalla colorazione di ogni singolo pixel presente sugli spettrogrammi. Fu possibile creare questa scala partendo da dati presenti in letteratura e confrontando decine di rilevazioni ambientali con quelle ottenute attraverso un trifield-meter.
Questa prima scala ci consentì per la prima volta di collegare ad un dato colore presente sullo spettrogramma la relativa intensità del segnale magnetico rilevato. I grande limite di questa prima fase fu che non potevano essere quantificati segnali magnetici con magnitudo maggiore di quelli generati dalla rete domestica a 220v (50 Hz) poiché il massimo valore presente sulla scala (53 mG) corrispondeva al valore del campo magnetico prodotto proprio da questo segnale.
Il 19 Novembre 2010, vi fu' un ulteriore avanzamento, questa volta nel campo della rilevazione dei P.S.E. e nelle tecniche di radio-ascolto di fenomeni di natura plasmoide. Alcuni studi scientifici che avevamo avuto l'opportunità di reperire nel web affermavano che i segnali radioelettrici di terremoti con elevata magnitudo cadevano nelle bande ELF e SLF. Invece in altri studi si faceva riferimento alla frequenza radio di circa 1 kHz (banda ULF) del segnale emesso da aventuali plasmi di origine atmosferica. Cosicché decidemmo di creare degli spettrogrammi appositi per rilevare sia eventuali P.S.E. che emissioni radio che cadevano nella banda ULF. Tale fase di avanzamento del progetto Radio Emissions Project fu denominata "R.E.P.2".
Il 16 Gennaio 2011 è inziata la terza fase del Radio Emissions Project, denominata appunto "R.E.P.3". Tale passaggio ha permesso di affinare maggiormente il settaggio del software dedicato e di raggiungere un migliore livello di lettura dei dati osservati. E' stata infatti creata una nuova e più coerente scala sull'intensità dei segnali elettromagnetici captati dall'antenna.
In alto potete osservare il primo spettrogramma realizzato nell'ambito del REP3. Sono visibili le interferenze generate dall'interruzione dell'energia elettrica domestica per lavori sugli elettrodotti (linee rosse orizzontali) L'interferenza generata dal segnale elettrico della rete domestica a 50 Hz raggiunge un'intensità di 53 mG. La nostra strumentazione riesce ad evidenziare segnali 1.000.000 di volte meno intensi e 1.000 volte più intensi rispetto a questa interferenza. Utilizzando una scala lobaritmica il tutto può essere espresso in questo modo: possono essere interpretati cromaticamente i dati che derivano da segnali elettromagnetici che hanno un'intensità che va da 0 a 90dB (e più). In realtà potremmo ottenere livelli di sensibilità molto più profondi ma riteniamo che 9 ordini di grandezza siano sufficienti per studiare i P.S.E. Utilizzando questa scala è possibile misurare il rumore di "fondo" del nostro pianeta:
In basso: esempi di interferenze causate dalla momentanea sospensione delle'energia elettrica domestica.
In basso: Tipico spettrogramma del fondo elettromagnetico naturale, nel quale non sono presenti radio-anomalie. LTPA Observer Project, Radio Emissione Project, Gabriele Cataldi.
Dal 13 Giugno 2011, è iniziata la quinta fase del progetto Radio Emissions Project (fase denominata R.E.P.5 appunto). Tale stato di avanzamento ha prodotto un miglioramento qualitativo dei dati rappresentati sugli spettrogrammi grazie all'utilizzo di un nuovo computer equipaggiato di una scheda audio migliore del computer (notebook) utilizzato precedentemente dal progetto. Inoltre è stata creata una nuova antenna a bobina multilayer, avvolta in aria che ci ha consentito di visualizzare più dettagliatamente le emittenti naturali comprese tra 0,1 e 32 Hz.
Il 24 Giugno 2011 rappresenta una data molto importante per il nostro progetto. Infatti rappresenta il giorno in cui abbiamo finito di realizzate una nuova antenna ad induzione magnetica da sperimentare poi per la ricerca dei P.S.E. Questa nuonva fase, denominata R.E.P.6, rappresenta un nuovo importante traguardo che ha portato un ulteriore affinamento del settaggio del software dedicato, dell'interpretazione dei segnali captati e, infine, l'utilizzo del nuovo sensore (Antenna) triassiale.
In questo tipo di ricerca, gli avanzamenti sono all'ordine del giorno, infatti tra la fase R.E.P.5 e la fase R.E.P.6 sono trascorsi solo 11 giorni.
L'utilizzo della nuova antenna ci ha messo di fronte a nuovi problemi da affrontare poiché migliorando la qualità dei dati raccolti, deve essere migliorata anche l'interpretazione dei nuovi (e migliori) spettrogrammi: è come se attraverso un telescopio per 50 anni si era sempre e solo osservata una macchia indistinta di colori che, con l'utilizzo di nuovi e migliori strumenti ottici, è diventata pian piano un'immagine molto nitida in cui i particolari, appunto, debbono essere studiati per essere compresi. Si tratta proprio di ciò che sta avvenendo nel nostro progetto di ricerca.
In questo tipo di ricerca, gli avanzamenti sono all'ordine del giorno, infatti tra la fase R.E.P.5 e la fase R.E.P.6 sono trascorsi solo 11 giorni.
L'utilizzo della nuova antenna ci ha messo di fronte a nuovi problemi da affrontare poiché migliorando la qualità dei dati raccolti, deve essere migliorata anche l'interpretazione dei nuovi (e migliori) spettrogrammi: è come se attraverso un telescopio per 50 anni si era sempre e solo osservata una macchia indistinta di colori che, con l'utilizzo di nuovi e migliori strumenti ottici, è diventata pian piano un'immagine molto nitida in cui i particolari, appunto, debbono essere studiati per essere compresi. Si tratta proprio di ciò che sta avvenendo nel nostro progetto di ricerca.
Dal Luglio del 2011, nasce inoltre un nuovo progetto di ricerca ed una nuova stazione di monitoraggio. Si tratta dl progetto "NASA I.N.S.P.I.R.E. VLF3 Project" che utilizza il famoso ricevitore VLF: NASA I.N.S.P.I.R.E. (Interactive NASA Space Physics Ionosphere Radio Experiment) VLF3.Attraverso questo progetto monitoriamo il fondo elettromagnetico nella banda VLF ad una frequenza compresa tra i 900 e i 5000 Hz, range di frequenze in cui è possibile osservare la maggior parte dei fenomeni di natura ionosferica e quindi rilevare anche eventuali emissioni/alterazioni del fondo naturale interpretabili come P.S.E. E' stato infatti già accertato scientificamente che, ad esempio, grandi bolidi o superbolidi possono influenzare l'attività sismica creando delle correnti elettromagnetiche indotte:
Lo studio della radiazione di fondo nella banda VLF e nelle bande ELF e SLF ci da il modo di valutare eventuali emissioni di tipo naturale legate a fenomeni di questo tipo; ma non solo... La maggiorparte delle emissioni visibili in queste bande sono generate dall'attività solare... Fenomeno che, in questi ultimi anni, soprattutto attraverso gli studi del Prof. Valentino Straser e ad altri scienziati e, non ultimo, al nostro modesto aiuto in ambito sperimentativo, si sta tentando di comprendere a fondo e sicuramente un giorno non molto lontano si comprenderà in pieno.
Il 16 Luglio 2011 è stato creato da Gabriele Cataldi, responsabile del Radio Emissions Project, un amplificatore analogico non alimentato in grado di incrementare notevolmente (+43 dB) il fondo magnetico naturale, in special modo quello compreso tra 0,1 e 5 Hz e ridurre sia il rumore di fondo generale (-35 dB) che la radiazione antropica della rete domestica (-50 dB). Lo schema elettrico dello strumento è presente in questa pagina.
Gli studi condotti dall'Università di Berkeley già a partire dal 2003 avevano messo in evidenza che i PSE, ed in generale i segnali elettrosismici, potevano essere rilevati con maggiore intensità (o solamente) attraverso sensori ad induzione magnetica allineati secondo l'asse verticale (asse Z). E questo dato sta condizionando la nostra ricerca proprio in quella direzione. Alla fine di Settembre 2011, iniziammo a realizzare il progetto di una bobina da 105 Henry da applicare allo studio dei PSE. Agli inizi di Ottobre 2011, la realizzazione dell'antenna fu completata ed iniziammo ad utilizzare il nuovo sensore. L'enorme sensibilità dello strumento ci consentì per la prima volta di apprezzare flebili emissioni radio correlate a sismi italiani di magnitudo minima compresa tra 1,5 e 1,8 Mw.
Dalla metà di Dicembre 2011, tale nuovo strumento è stato collegato in serie ad un'altra bobina costituita da 20.000 spire avvolte su un nucleo di ferro del diametro di 0,6 cm. I risultati ottenuti sono ancora migliori...
Gli studi condotti dall'Università di Berkeley già a partire dal 2003 avevano messo in evidenza che i PSE, ed in generale i segnali elettrosismici, potevano essere rilevati con maggiore intensità (o solamente) attraverso sensori ad induzione magnetica allineati secondo l'asse verticale (asse Z). E questo dato sta condizionando la nostra ricerca proprio in quella direzione. Alla fine di Settembre 2011, iniziammo a realizzare il progetto di una bobina da 105 Henry da applicare allo studio dei PSE. Agli inizi di Ottobre 2011, la realizzazione dell'antenna fu completata ed iniziammo ad utilizzare il nuovo sensore. L'enorme sensibilità dello strumento ci consentì per la prima volta di apprezzare flebili emissioni radio correlate a sismi italiani di magnitudo minima compresa tra 1,5 e 1,8 Mw.
Dalla metà di Dicembre 2011, tale nuovo strumento è stato collegato in serie ad un'altra bobina costituita da 20.000 spire avvolte su un nucleo di ferro del diametro di 0,6 cm. I risultati ottenuti sono ancora migliori...
Cosa andare a ricercare?
Il Radio Emissions Project nacque (Febbraio 2009) come un progetto di ricerca concepito per rilevare, attraverso un monitoraggio elettromagnetico ambientale, segnali radio "atipici" aventi una frequenza compresa tra 0 e 96 kHz. Il progetto serviva ad affiancare il monitoraggio "ottico" della volta celeste realizzato nella banda NIR (Near Infra-Red) e creare una nuova metodologia di indagine e di analisi dei fenomeni luminosi anomali che si verificano all'interno dell'atmosfera terrestre (acronimo internazionale: L.T.P.A.).
Attualmente il progetto si occupa quasi esclusivamente dello studio del geomagnetismo, e precisamente della rilevazione dei Precursori Sismici Elettromagnetici (P.S.E), attraverso un monitoraggio elettromagnetico ambientale nelle bande ELF e SLF.
Per realizzare questo tipo ri ricerca è indispensabile possedere un sistema di ascolto, o ricezione, delle onde elettromagnetiche in grado di spingersi al di sotto dei 10 Hz, ed avere una risoluzione in alcuni casi anche inferiore al milliHz (mHz).
Attualmente il progetto si occupa quasi esclusivamente dello studio del geomagnetismo, e precisamente della rilevazione dei Precursori Sismici Elettromagnetici (P.S.E), attraverso un monitoraggio elettromagnetico ambientale nelle bande ELF e SLF.
Per realizzare questo tipo ri ricerca è indispensabile possedere un sistema di ascolto, o ricezione, delle onde elettromagnetiche in grado di spingersi al di sotto dei 10 Hz, ed avere una risoluzione in alcuni casi anche inferiore al milliHz (mHz).
Oltre a questo tipo di equipaggiamento, è anche indispensabile avere una buona conoscenza della diversa tipologia di emittenti terrestri naturali ed antropiche che è possibile osservare ad una data frequenza, (nel nostro caso nelle bande ELF ed SLF). Sebbene il numero di emittenti antropiche a queste frequenze siano davvero molto esigue, e le emittenti di tipo naturale tuttora in fase di osservazione, è possibile reperire facilmente in rete decine di pubblicazioni scientifiche in lingua inglese (presenti anche a questo link sul nostro sito web) che vi permetteranno di comprendere chiaramente cos'è il geomagnetismo e quali sono i segnali di natura elettromagnetica ad esso associati:
In alto potete osservare una tabella che riassume le caratteristiche delle emissioni naturali di tipo geomagnetico con la rispettiva durata e larghezza di banda.
Chi intraprende lo studio dei Precursori Sismici di tipo elettromagnetico prima o poi dovrà fare i conti con quella che viene definita "radiazione di fondo". Si tratta di una radiazione naturale che è presente di continuo sul nostro pianeta e il cui meccanismo di genesi è stato, per sommi capi, accennato nelle righe precedenti. Tale radiazione, comuque, può essere rilevata ad una frequenza compresa tra 0,002 Hz e 5 Hz, ed è costituita da 7 tipi diversi di emissioni (vedi tabella in alto). Se non si conoscono esattamente le caratteristiche di ogni singola emissione è ovvio che non è possibile indirizzare la propria ricerca verso un "target" specifico e cioé, nel nostro caso, verso i P.S.E.
Oltre i 5 Hz ci sono altri tipi di emissioni che possono essere rilevate con facilità e che nulla hanno a che fare con il geomagnetismo. Stiamo parlando della cosidetta "risonanza di Schumann"..., ma questa non è di nostro interesse.
Chi intraprende lo studio dei Precursori Sismici di tipo elettromagnetico prima o poi dovrà fare i conti con quella che viene definita "radiazione di fondo". Si tratta di una radiazione naturale che è presente di continuo sul nostro pianeta e il cui meccanismo di genesi è stato, per sommi capi, accennato nelle righe precedenti. Tale radiazione, comuque, può essere rilevata ad una frequenza compresa tra 0,002 Hz e 5 Hz, ed è costituita da 7 tipi diversi di emissioni (vedi tabella in alto). Se non si conoscono esattamente le caratteristiche di ogni singola emissione è ovvio che non è possibile indirizzare la propria ricerca verso un "target" specifico e cioé, nel nostro caso, verso i P.S.E.
Oltre i 5 Hz ci sono altri tipi di emissioni che possono essere rilevate con facilità e che nulla hanno a che fare con il geomagnetismo. Stiamo parlando della cosidetta "risonanza di Schumann"..., ma questa non è di nostro interesse.
Inoltre l'attività solare influenza notevolmente il fondo geomagnetico, quindi dovete partire dal presupposto che non si può realizzare una ricerca dei PSE oggettiva senza tenere sotto controllo anche l'attività magnetica interplanetaria e l'attività solare in generale.
Questo è il motivo per cui troverete in questo sito una sezione completamente dedicata all'attività solare e terrestre.
Ma qual'è il nesso tra il fondo geomagnetico e i Precursori Sismici di tipo elettromagnetico? La risposta non è semplice. Il problema di fondo è che ambedue queste tipologie di segnali elettromagnetici (ma non solo...) compaiono alla medesima frequenza, con tutti i relativi problemi che si innescano quando due o più onde elettromagnetiche si combinano. Quindi, conoscendo le caratteristiche del rumore di fondo geomagnetico è possibile evidenziare tutti quei segnali che sono generati da emittenti differenti.
La tesi che si sta tentando di vagliare, anche grazie al nostro lavoro, è quella di trovare una correlazione tra i sismi e: a) emissioni geomagnetiche, b) emissioni interplanetarie (IMF), c) emissioni prodotte da fenomeni di stress meccanico che avvengono nella litosfera (effetto piezoelettrico), d) emissioni legate alla cinetica elettrochimica, all'elettrocinesi del sottosuolo. Ugnuno di questi 4 punti rappresenta un fenomeno che si caratterizza per la produzione di onde radio; quindi un incremento sporadico di uno o più di questi segnali deve essere considerato come un PSE, ma a patto che tale incremento preceda un sisma e che il fenomeno possa essere osservato con una certa frequenza. Abbiamo motivo di pensare, infatti, che i PSE sono principalmente di 4 tipi: 1) incrementi dell'attività geomagnetica che creano delle sollecitazioni meccaniche in grado di determinare un sisma; 2) incrementi dell'attività magnetica interplanetaria che creano delle sollecitazioni meccaniche in grado di determinare un sisma; 3) sollecitazioni meccaniche dipendenti dalle variazioni gravitazionali tra Sole, Luna e terra; 4) sollecitazioni meccaniche per effetto della forza di marea, in grado di facilitare la produzione di un sisma.
Ciò che osserviamo su uno spettrogramma, quindi, è una sovrapposizione di segnali elettromagnetici che derivano dai processi fisici che sono alla base di tutti questi fenomeni, tra i quali i più importanti sono: cinetica elettrochimica, elettrocinesi, effetto piezoelettrico.
Secondo il nostro parere, sarebbe questo il motivo per cui non tutti i grandi terremoti trovano una correlazione tra l'IMF (campo magnetico interplanetario) o quello geomagnetico e sono correlabili a segnali di natura diversa da questi. Le emissioni legate a fenomeni di cinetica elettrochimica o al fenomeno della piezoelettricità o delle microfratture della litosfera, si contraddisinguono per la proprietà di poter emettere dei segnali elettromagnetici pre-sismici le cui caratteristiche non sono sovrapponibili alla tipologia di segnali geomagnetici o dell'IMF... Cosicché anche la produzione di microfatture nella litosfera, anche se per effetto di meccanismi di sollecitazione meccanica generati dal fenomeno piezoelettrico inverso indotto da modulazioni del campo geomagnetico o interplanetario, crea delle emissioni radio di tipo diverso da quelle prodotte dall'attività solare. Insomma, come potete capire, il tema è molto complicato...
Questo è il motivo per cui troverete in questo sito una sezione completamente dedicata all'attività solare e terrestre.
Ma qual'è il nesso tra il fondo geomagnetico e i Precursori Sismici di tipo elettromagnetico? La risposta non è semplice. Il problema di fondo è che ambedue queste tipologie di segnali elettromagnetici (ma non solo...) compaiono alla medesima frequenza, con tutti i relativi problemi che si innescano quando due o più onde elettromagnetiche si combinano. Quindi, conoscendo le caratteristiche del rumore di fondo geomagnetico è possibile evidenziare tutti quei segnali che sono generati da emittenti differenti.
La tesi che si sta tentando di vagliare, anche grazie al nostro lavoro, è quella di trovare una correlazione tra i sismi e: a) emissioni geomagnetiche, b) emissioni interplanetarie (IMF), c) emissioni prodotte da fenomeni di stress meccanico che avvengono nella litosfera (effetto piezoelettrico), d) emissioni legate alla cinetica elettrochimica, all'elettrocinesi del sottosuolo. Ugnuno di questi 4 punti rappresenta un fenomeno che si caratterizza per la produzione di onde radio; quindi un incremento sporadico di uno o più di questi segnali deve essere considerato come un PSE, ma a patto che tale incremento preceda un sisma e che il fenomeno possa essere osservato con una certa frequenza. Abbiamo motivo di pensare, infatti, che i PSE sono principalmente di 4 tipi: 1) incrementi dell'attività geomagnetica che creano delle sollecitazioni meccaniche in grado di determinare un sisma; 2) incrementi dell'attività magnetica interplanetaria che creano delle sollecitazioni meccaniche in grado di determinare un sisma; 3) sollecitazioni meccaniche dipendenti dalle variazioni gravitazionali tra Sole, Luna e terra; 4) sollecitazioni meccaniche per effetto della forza di marea, in grado di facilitare la produzione di un sisma.
Ciò che osserviamo su uno spettrogramma, quindi, è una sovrapposizione di segnali elettromagnetici che derivano dai processi fisici che sono alla base di tutti questi fenomeni, tra i quali i più importanti sono: cinetica elettrochimica, elettrocinesi, effetto piezoelettrico.
Secondo il nostro parere, sarebbe questo il motivo per cui non tutti i grandi terremoti trovano una correlazione tra l'IMF (campo magnetico interplanetario) o quello geomagnetico e sono correlabili a segnali di natura diversa da questi. Le emissioni legate a fenomeni di cinetica elettrochimica o al fenomeno della piezoelettricità o delle microfratture della litosfera, si contraddisinguono per la proprietà di poter emettere dei segnali elettromagnetici pre-sismici le cui caratteristiche non sono sovrapponibili alla tipologia di segnali geomagnetici o dell'IMF... Cosicché anche la produzione di microfatture nella litosfera, anche se per effetto di meccanismi di sollecitazione meccanica generati dal fenomeno piezoelettrico inverso indotto da modulazioni del campo geomagnetico o interplanetario, crea delle emissioni radio di tipo diverso da quelle prodotte dall'attività solare. Insomma, come potete capire, il tema è molto complicato...
Emittenti antropiche...
Emittenti radiofoniche di tipo antropico nella banda ELF e nella banda SLF sino ai 30 Hz non esistono. Le ultime comunicazioni, di tipo militare, si osservano attorno agli 80 Hz. Al di sotto degli 80 Hz è presente il segnale di interferenza generato dalla rete elettrica domestica (50-60 Hz). Al di sotto dei 50 Hz è possibile osservare l'interferenza causata dalla rete elettrica utilizzata per l'alimentazione di locomotive elettriche (16-17 Hz), ma in questo caso è possibile osservare questa emittente solo se la vostra postazione di monitoraggio è posta nelle sue immediate vicinanze. Manipolazioni dell'antenna, dei cavi che collegano questa al vostro ricevitore da parte dell'uomo e di animali sono in grado di generare interferenze di elevata intensità che hanno la caratteristica di comparire su una larghezza di banda molto vasta.
Le uniche emittenti in grado di generare il fondo magnetico che si osserva al di sotto dei 20 Hz sono quelle di tipo naturale, come abbiamo già detto, si tratta di correnti generate dalla cavità terra-ionosfera e terra-magnetosfera; non ultime le emissioni magnetiche prodotte secondo quella che viene definita come "Teoria della Tensione Tettonica" (T.S.T.) prima, durante e dopo i terremoti. In questo ultimo caso sono stati condotti vari studi nell'arco di alcuni decenni ed è stato possibile accertare che esiste una correlazione tra "sismi" e "variazioni del fondo magnetico naturale", tra 0,001 Hz e 10 Hz, cioé a cavallo tra la banda ELF e la banda SLF (sono state anche osservate emissioni ad ad una frequenza di alcune decine di MHz).
Le uniche emittenti in grado di generare il fondo magnetico che si osserva al di sotto dei 20 Hz sono quelle di tipo naturale, come abbiamo già detto, si tratta di correnti generate dalla cavità terra-ionosfera e terra-magnetosfera; non ultime le emissioni magnetiche prodotte secondo quella che viene definita come "Teoria della Tensione Tettonica" (T.S.T.) prima, durante e dopo i terremoti. In questo ultimo caso sono stati condotti vari studi nell'arco di alcuni decenni ed è stato possibile accertare che esiste una correlazione tra "sismi" e "variazioni del fondo magnetico naturale", tra 0,001 Hz e 10 Hz, cioé a cavallo tra la banda ELF e la banda SLF (sono state anche osservate emissioni ad ad una frequenza di alcune decine di MHz).
I segnali sario che hanno una frequenza così bassa riescono a penetrare centinaia di km di roccia senza essere filtrati e cioè subire alcuna riduzione di intensità; la stessa cosa non succede per le onde radio che hanno una frequenza decisamente maggiore. In letteratura è stato accertato che i terremoti che hanno una magnitudo >4 emettono una notevole quantità di onde radio nella banda ELF ed SLF in grado di essere rilevate praticamente da qualsiasi punto della superficie terrestre. Questo vuol dire che tali radiazioni riescono a permeare completamente il corpo planetario terrestre ed essere rilevate da una stazione radio posta sull'altro capo del pianeta.
Le onde radio che hanno una "Frequenza Estremamente Bassa" (ELF) ci consentono quindi, indirettamente, di studiare le emissioni radio sismiche poste a distanze di migliaia di km. Quanto più ci si trova vicino all'epicentro sismico tanto maggiore sarà la possibilità di ricevere emissioni radio con frequenza elevata (ad esempio nella banda VLF), viceversa, man mano che ci si allontana dal sisma, riusciremo a rilevare emissioni radio con una frequenza sempre minore. Questo vale per i segnali radio emessi per effetti legati a fenomeni di cinetica elettrochimica o alla piezoelettricità diretta.
Le onde radio che hanno una "Frequenza Estremamente Bassa" (ELF) ci consentono quindi, indirettamente, di studiare le emissioni radio sismiche poste a distanze di migliaia di km. Quanto più ci si trova vicino all'epicentro sismico tanto maggiore sarà la possibilità di ricevere emissioni radio con frequenza elevata (ad esempio nella banda VLF), viceversa, man mano che ci si allontana dal sisma, riusciremo a rilevare emissioni radio con una frequenza sempre minore. Questo vale per i segnali radio emessi per effetti legati a fenomeni di cinetica elettrochimica o alla piezoelettricità diretta.
Sino alla metà del 2011 tenevamo sotto controllo due bande distinte dello spettro elettromagnetico: quella che va da 0 a 32 Hz e quella che va da 0 a 1200 Hz. Nella banda che va da 0 a 32 Hz, come abbiamo ricordato, cadono i segnali elettromagnetici emessi dalla cavità terra-magnetosfera e terra-ionosfera, ma non solo..., anche i segnali di natura interplanetaria. Sarebbe interessante capire se Stiamo se le emissioni radio pre-sismiche non di natura geomagnetica o interplanetaria, ossia quelle legate e fenomesi squisitamente "locali", possono in qualche modo alterare la radiazione magnetoferica e alfvenica. In teoria il fenomeno potrebbe presentarsi...
Quello che sappiamo di certo è che la radiazione di fondo compresa tra 0,001 e 7,9 Hz (cioé al di sotto degli 8 Hz) è di origine magnetosferica, è cioé rappresentata da emissioni elettromagnetiche (naturali o antropiche) catturate (e poi rilasciate) e in alcuni casi amplificate dalla cavità Terra-Magnetosfera. Ad una frequenza compresa tra 0,1 e 10 Hz, invece, è possibile osservare quelli che vengono definiti come "modi di risonanza della cavità Alfvenica". La cavità alfvenica è costituita da una zona dello spazio esterno alla terrà in cui è presente il plasma magnetosferico. In questo spazio si generano delle onde, chiamate appunto Onde di Alfven:
Dal punto di vista fisico, un'onda di Alfvén è una perturbazione ondulatoria del plasma che si propaga tramite l'oscillazione di ioni all'interno di un campo magnetico. La densità di massa degli ioni è all'origine dell'inerzia, mentre la tensione delle linee del campo magnetico dà luogo alla forza di ripristino. L'onda si propaga in direzione del campo magnetico, sebbene le onde esistano anche con un'incidenza obliqua, trasformandosi però in onde magnetosoniche quando la propagazione è perpendicolare al campo magnetico. Il moto degli ioni e la perturbazione del campo magnetico avvengono nella stessa direzione, mentre risultano trasversali alla direzione di propagazione dell'onda.
In questo "plasma" si potrebbero creare delle perturbazioni se raggiunto da intense emissioni radio "locali", e da terra sarebbe possibile osservarne la variazione, così per come accade per l'emittente terrestre rappresentata dagli elettrodotti...
Quello che sappiamo di certo è che la radiazione di fondo compresa tra 0,001 e 7,9 Hz (cioé al di sotto degli 8 Hz) è di origine magnetosferica, è cioé rappresentata da emissioni elettromagnetiche (naturali o antropiche) catturate (e poi rilasciate) e in alcuni casi amplificate dalla cavità Terra-Magnetosfera. Ad una frequenza compresa tra 0,1 e 10 Hz, invece, è possibile osservare quelli che vengono definiti come "modi di risonanza della cavità Alfvenica". La cavità alfvenica è costituita da una zona dello spazio esterno alla terrà in cui è presente il plasma magnetosferico. In questo spazio si generano delle onde, chiamate appunto Onde di Alfven:
Dal punto di vista fisico, un'onda di Alfvén è una perturbazione ondulatoria del plasma che si propaga tramite l'oscillazione di ioni all'interno di un campo magnetico. La densità di massa degli ioni è all'origine dell'inerzia, mentre la tensione delle linee del campo magnetico dà luogo alla forza di ripristino. L'onda si propaga in direzione del campo magnetico, sebbene le onde esistano anche con un'incidenza obliqua, trasformandosi però in onde magnetosoniche quando la propagazione è perpendicolare al campo magnetico. Il moto degli ioni e la perturbazione del campo magnetico avvengono nella stessa direzione, mentre risultano trasversali alla direzione di propagazione dell'onda.
In questo "plasma" si potrebbero creare delle perturbazioni se raggiunto da intense emissioni radio "locali", e da terra sarebbe possibile osservarne la variazione, così per come accade per l'emittente terrestre rappresentata dagli elettrodotti...
Il fatto che, attraverso il Radio Emissions Project, siamo riusciti ad osservare anomalie elettromagnetiche proprio al di sotto dei 10 Hz potrebbe essere la prova che determinate emittenti naturali terrestri (pre-sismiche, in questo caso) riescono ad interferire con la radiazione alfvenica e/o magneosferica di fondo, con lo stesso meccanismo attraverso il quale è stato spiegato (scientificamente) come alcune emittenti terrestri riescono ad interferire con il plasma magnetosferico. Forse è un po' azzardato pensare che un'emissione pre-sismica locale riesca a suscitare delle perturbazioni alfveniche, ma vogliamo ricordare che le energie coinvolte nella produzione di questi campi elettromagnetici sono enormi. Un sisma di media intensità produce anche 50 kW di energia in termini di emissioni elettromagnetiche!!!
Che le linee di forza del campo magnetico terrestre riescano ad amplificare un segnale magnetico proveniente da un’emittente terrestre è stato già accertato, proprio attraverso il progetto MEM (INVG). Secondo quanto stabilito dai lavori dell’INGV, infatti si legge: «Le armoniche dei 50 Hz penetrano nella ionosfera e si propagano nella magnetosfera fino a giungere nella plasmasfera equatoriale, seguendo le linee di forza del campo magnetico terrestre, dove subiscono un processo di amplificazione. Questi segnali appaiono, all'osservatore a terra, essere emessi da una superficie molto ampia che è costituita dal bordo inferiore della ionosfera. L'impedenza d'onda dei segnali misurati riflette le proprietà di tale superficie, questa risulta essere molto più bassa dell'impedenza del vuoto. I segnali che giungono in tale zona devono superare il livello di soglia al di sopra della quale si innescano i processi di risonanza ciclotronica onda-particella che è di circa 2 pT. (…) Le righe spettrali dei segnali magnetosferici differiscono da quelli terrestri per la larghezza delle righe: mentre le armoniche terrestri presentano una larghezza di pochi Hz, quelle di origine magnetosferica sono caratterizzate da un allargamento di 20-60 Hz». Inoltre si legge: «In letteratura sono presenti numerosi lavori sulle anomalie elettromagnetiche associate a eventi sismici che riportano osservazioni in una banda di frequenze estremamente ampia che si estende dai mHz fino ai MHz. La banda 0.001 Hz – 1000 Hz viene attribuita a processi lineari, mentre alla banda superiore possono essere associati processi non lineari nella trasformazione di energia meccanica in energia EM. Tuttavia considerata l'attenuazione del mezzo attraversato dai segnali EM è ragionevole prevedere di poter osservare sulla superficie terrestre segnali nell'estremo inferiore della banda, 0.001 Hz – 1000 Hz. Questo dovrebbe essere l'intervallo di frequenze su cui focalizzare le indagine in quanto i segnali possono, sotto certe condizioni, raggiungere la superficie terrestre con ampiezze sufficienti».
Stando alle dichiarazioni dell’INGV, quindi, le emissioni elettromagnetiche della rete domestica a 50 Hz, (che mediamente, nell’ambiente, raggiungono un’intensità magnetica di 0,1-0,3 microTesla), subiscono un’amplificazione a livello magnetosferico che può essere osservata attorno ai 30675 Hz come un’emissione di forte intensità che presenta numerose armoniche di risonanza separate da circa 100 Hz.
Stando alle dichiarazioni dell’INGV, quindi, le emissioni elettromagnetiche della rete domestica a 50 Hz, (che mediamente, nell’ambiente, raggiungono un’intensità magnetica di 0,1-0,3 microTesla), subiscono un’amplificazione a livello magnetosferico che può essere osservata attorno ai 30675 Hz come un’emissione di forte intensità che presenta numerose armoniche di risonanza separate da circa 100 Hz.
A questo punto ci sembra ragionevole pensare che anche un'onda magnetica pre-sismica può riuscire ad interferire con la magnetosfera e con la cavità alfvenica, poiché è stato già accertato da più di 20 anni che i terremoti generano campi magnetici di intensità sufficiente ad innescare processi di risonanza ciclotronica (Fraser-Smith et al. 1990).
Comunque vogliate chiamare i "Precursori Sismici Elettromagnetici", quel che di certo sappiamo è che questi esistono e sono stati osservati. Se il termine "precursori" non vi piace potremmo definirli come "emissioni elettromagnetiche che precedono i terremoti", ma la sostanza non cambia.
Per questioni legate alla fisica della propagazione delle OEM, sappiamo che i segnali che hanno una frequenza non superiore ai 1000 Hz riescono a permeare il nostro pianeta senza grossi problemi. La capacità di penetrazione di questi segnali è direttamente proporzionale alla loro lunghezza d'onda, quindi indirettamente proporzionale alla loro frequenza. Emissioni collocate nella banda ELF (0-3 Hz) riescono a giungere praticamente ovunque, ed attraversare interamente il corpo nel nostro pianeta. Stiamo parlando diquella banda di frequenze osservabili prima, durante e dopo un sisma. Da questo se ne deduce che lo spettro di frequenze che dobbiamo tenere sotto controllo, per lo studio a distanza dei precursori sismici elettromagnetici e la variazione del campo EM ambientale che questi generano, debbono essere quelle che vanno da 0 ad almeno 10-15 Hz, poiché è quì che si collocano praticamente la totalità delle anomalie radio che abbiamo avuto modo di osservare dal 2008.
Per questioni legate alla fisica della propagazione delle OEM, sappiamo che i segnali che hanno una frequenza non superiore ai 1000 Hz riescono a permeare il nostro pianeta senza grossi problemi. La capacità di penetrazione di questi segnali è direttamente proporzionale alla loro lunghezza d'onda, quindi indirettamente proporzionale alla loro frequenza. Emissioni collocate nella banda ELF (0-3 Hz) riescono a giungere praticamente ovunque, ed attraversare interamente il corpo nel nostro pianeta. Stiamo parlando diquella banda di frequenze osservabili prima, durante e dopo un sisma. Da questo se ne deduce che lo spettro di frequenze che dobbiamo tenere sotto controllo, per lo studio a distanza dei precursori sismici elettromagnetici e la variazione del campo EM ambientale che questi generano, debbono essere quelle che vanno da 0 ad almeno 10-15 Hz, poiché è quì che si collocano praticamente la totalità delle anomalie radio che abbiamo avuto modo di osservare dal 2008.
Ma è ovvio che un monitoraggio elettromagnetico ambientale efficace non deve limitarsi unicamente all'ascolto della banda ELF...
Il "range" di frequenze tenute sotto controllo attraverso il nostro progetto di ricerca è compreso, infatti, tra 0 e 1200 Hz (bande ELF, SLF ed ULF). Si tratta dell'intervallo di frequenze indicate (dagli studi scientifici più recenti) come le migliori da monitorare in ambito di "anomalie elettromagnetiche associate ai sismi".
Nel Luglio del 2011, attraverso il nuovo progetto di monitoraggio denominato "NASA I.N.S.P.I.R.E. VLF3 Project", abbiamo avuto modo di monitorare anche la banda VLF compresa tra i 400 e i 5000 Hz... Anche se i risultati ottenuti sono stati molto incoraggianti, abbiamo deciso di concentrare le ricerche solo a frequenze inferiori ai 10 Hz, nei confronti di quei segnali cioé che possono essere correlati all'attività geomagnetica, interplanetaria e all'attività "locale" pre-sismica con più facilità. Nella banda VLF ricadono infatti, maggiormente le emissioni sismiche di tipo "locale"; segnali, questi, che è possibile osservare soprattutto quando si è a poche decine di km dal sisma.
Le emissioni radio nella banda VLF comprendono anche segnali di natura pre-sismica, ma dato che stiamo parlando di frequenze di emissioni che possono raggiungere alcune decine di kHz, queste subiscono un'attenuazione maggiore rispetto ai segnali radio che cadono nella banda ELF. Questo è il secondo motivo principale per cui solitamente, chi studia i PSE, concentra l'attenzione su questo tipo di banda. Il motivo principale per cui è più vantaggioso monitorare la banda ELF, come abbiamo ricordato, risiede nella possibilità di tenere sotto controllo anche l'attività geomagnetica ed interplanetaria: emissioni, queste, che cadono nella banda ELF. Tenendo sotto stretto controllo l'attività geomagnetica è possibile correlarne eventuali alterazioni con l'attività sismica.
Correlazione tra Campo Magnetico Interplanetario (IMF) e terremoti terrestri
Alla fine di Febbraio 2011 il nostro gruppo osserva che vi sono delle evidenti alterazioni del campo IMF nei magnetogrammi prodotti dai satelliti GOES 13 e 15 ad orari sovrapponibili a quelli in cui si verificano dei grandi sismi (> mag. 6). Queste alterazioni, più esattamente, compaiono alcune ore o minuti prima che si verifichi un grande sisma. La tipica forma d'onda del campo magnetico interplanetario che precede i terremoti prende le sembianze di una "S italica" rovesciata ed invertita (specchiata in senso orizzontale) e per questo motivo è stato coniato il termine di "S italica" per riferirsi in modo specifico a questo tipo di PSE. Nella sezione del sito dedicata alla letteratura scientifica potete prendere visione di documenti scientifici inerenti a questo argomento, redatti anche grazie al lavoro del Radio Emissions Project.
Magnetometro ad induzione triassiale
24 Giugno 2011:
questa data corrisponde all'abbandono del vecchio magnetometro ad
induzione costituido da un sensore a bobina multipla (5 bobine
multilayer) avvolte su un nucleo di acciaio, collegate in serie (in
totale un'induttanza di 7 mH), e all'utilizzo di un nuovo sensore ad
induzione magnetica triassiale, costituito da tre sensori principali
ognuno dei quali composto da 20 induttori da 100 mH, per un'induttanza
totale di 6 H:
Sono stati utilizzati componenti di elevata qualità. I 4 connettori RCA sono placcati in oro, mentre le bobinead alevata induttanza sono state fabbricate in Germania.
Il cavo di collegamento che connette il sensore ad induzione magnetica al PC, presenta una schermatura coassiale ed è stato scelto appositamente dal nostro stuff per ridurre al minimo la possibilità che si veicolino interferenze radio attraverso il cavo di collegamento.
Il cavo di collegamento che connette il sensore ad induzione magnetica al PC, presenta una schermatura coassiale ed è stato scelto appositamente dal nostro stuff per ridurre al minimo la possibilità che si veicolino interferenze radio attraverso il cavo di collegamento.
In basso: componentistica utilizzata (costo totale = 76 Euro, spese spedizione degli induttori incluse)
Il cuore del sensore è stato
realizzato attraverso l'unione in serie di tre basette millefori, su
ognuna delle quali sono alloggiate 20 bobine da 100 milliHenry (mH).
Ogni bobina è avvolta su un nucleo in ferrite ed è ricoperta da una
capsula in ferrite. Questa struttura consente di ottenere un'elevata
induttanza.
Come
potete osservare dalle immagini in alto, le tre schede contenenti le
bobine, sono sono allineate secondo le tre dimensioni spaziali che
coincidono con le tre principali componenti magnetiche che è possibile
osservare sulla superficie terrestre. Come potete vedere dalle immagini
in altro, il sensore è stato dotati di 5 uscite, di cui: 4 con
connettore RCA:
La quita uscita è rappresentata dall'ultima di quelle descritte in alto, solo che utilizzabile anche attraverso la connessione in un Jack (stereo o mono) da 3,5 mm.
Ogni scheda, essendo costituita da 20 bobine da 100 milliHenry, lavora come un unico sensore che ha un'induttanza di 2 Henry. Un valore, questo, elevatissimo.
Le principali differenze che esistono tra questo ultimo sensore e quello precedente:
Incremento di guadagno (sensibilità): +25 dB.
Riduzione del rumore di fondo: -5 dB.
Tipologia sensore: triassiale.
Massima variazione magnetica apprezzabile: 0/-180 dB (1700 nT/0,01 zT)
1 aT (attoTesla) = un trilionesimo di Tesla (0,000 000 000 000 000 001 T) = 10^-18 Tesla
1 zT (zeptoTesla) = un triliardesimo di Tesla (0,000 000 000 000 000 000 001 T) = 10^-21 Tesla
Anche in questo caso il sensore non è stato collegato ad alcun sistema di amplificazione analogico. Questo spiega anche perché abbiamo scelto di costruire uno strumento con un valore di induttanza così elevato (6 Henry).
- Componente "H" in un'uscita separata, allineata verso nord
- Componente "D" in un'uscita separata, allineata verso est
- Componente "Z" in un'uscita separata, allineata verso il basso
- Componenti "H", "D", "Z" unite in un'unica uscita.
La quita uscita è rappresentata dall'ultima di quelle descritte in alto, solo che utilizzabile anche attraverso la connessione in un Jack (stereo o mono) da 3,5 mm.
Ogni scheda, essendo costituita da 20 bobine da 100 milliHenry, lavora come un unico sensore che ha un'induttanza di 2 Henry. Un valore, questo, elevatissimo.
Le principali differenze che esistono tra questo ultimo sensore e quello precedente:
Incremento di guadagno (sensibilità): +25 dB.
Riduzione del rumore di fondo: -5 dB.
Tipologia sensore: triassiale.
Massima variazione magnetica apprezzabile: 0/-180 dB (1700 nT/0,01 zT)
1 aT (attoTesla) = un trilionesimo di Tesla (0,000 000 000 000 000 001 T) = 10^-18 Tesla
1 zT (zeptoTesla) = un triliardesimo di Tesla (0,000 000 000 000 000 000 001 T) = 10^-21 Tesla
Anche in questo caso il sensore non è stato collegato ad alcun sistema di amplificazione analogico. Questo spiega anche perché abbiamo scelto di costruire uno strumento con un valore di induttanza così elevato (6 Henry).
In basso: nuove scale colorimetriche REP5
Abbiamo scelto di utilizzare una serie di bobine poiché attraverso questi strumenti è possibile effettuare la misura (vettoriale) del campo magnetico sfruttando il fenomeno dell'induzione elettromagnetica. Quando, cioè, la bobina è attraversata da un campo magnetico (quello naturale, ad esempio), genera corrente elettrica che può essere indirizzata verso uno strumento che ne misura potenziale ed intensità. In base alla caratteristiche dell'antenna (induttanza), da questi dati può essere derivata l'intensità del campomagnetico che ha attraversato la bobina. Abbiamo cioè costruito un "magnetometro ad induzione".
Per le nuove evoluzioni del sensore ad induzione magnetica utilizzato più di recente visitare questa pagina.
Per le nuove evoluzioni del sensore ad induzione magnetica utilizzato più di recente visitare questa pagina.
Radio Emissions Project come il Progetto HAARP!!!
I dati che stiamo ottenendo dall'utilizzo di queste tecnologie sono del tutto sovrapponibili a quelli prodotti dal famoso progetto HAARP:
E' impressionante come la ricerca amatoriale riesca ad ottenere risultati molto incoraggianti, in molti casi sovrapponibili a quelli prodotti da progetti di ricerca importanti come lo è, ad esempio, quello di HAARP.
Dal 27 Dicembre 2011, il sensore magnetico triassiale non è più stato utilizzato perché abbiamo deciso di concentrarci esclusivamente sulla componente verticale (Z) del geomagnetismo. Per questo scopo è stata costruita un'antenna a bobina contenente circa 80.000 spire. Cliccando quì potete accedere alla sezione tecnico-sperimentale del nostro progetto e approfondire l'argomento...
Mappa Mondiale dei Terremoti
Nel link sovrastante è possibile accedere alla mappa italiana inerente ai fenomeni geofisici (terremoti), contenuti all'interno del sito dell'Istituto di Geofisica e Vulcanologia italiano.
Contatti
Per comunicazioni, consigli, suggerimenti e collaborazioni nell'ambito del Radio Emissions Project, è possibile scrivere direttamente a Gabriele Cataldi: ltpaobserverproject@gmail.com oppure utilizzare il form sottostante.













































